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Museo Archeologico di Sezze

Il Museo Archeologico di Sezze, allestito nelle sale dell’ex Palazzo Comunale, illustra, attraverso la tangibile testimonianza dei suoi reperti archeologici, alcuni importanti momenti vissuti dall’uomo tra il Paleolitico e l’Età Romana nell’area meridionale dei Monti Lepini, invitando anche a riflettere più in generale su alcuni temi che da sempre caratterizzano le vicende umane.

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La sezione preistorica e protostorica (sale I-III)

Strumenti litici su selce (Sala I) provenienti da Sezze Scalo, Borgo Faiti, Bocca di Fiume e Grotta Jolanda introducono alla vita quotidiana delle comunità del Paleolitico medio e superiore (90.000- 10.000 anni fa), che, in un contesto ambientale profondamente diverso da quello attuale, vivevano prevalentemente di caccia e pesca. Il Neolitico (6000 – 3000 a.C.), caratterizzato dall’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento e dalla conseguente formazione di villaggi stanziali, è testimoniato da alcuni strumenti in ossidiana e da piccole accette in steatite e in “pietra verde”. Questi oggetti, realizzati con materie prime i cui luoghi d’estrazione conosciuti si trovano in Sardegna, a Lipari e Palmarola (ossidiana) e sulle Alpi (“pietra verde”), rivelano come già in questa fase della preistoria italiana esistesse una rete di contatti ad ampio raggio.

Alle falde dei monti Lepini, nella grotta Vittorio Vecchi, è stato scoperto uno dei contesti funerari più importanti dell’Italia centrale riferibili all’età del Bronzo, periodo della protostoria contraddistinto da un’economia agro-pastorale e da una struttura socio-economica più articolata. Sono stati recuperati i resti scheletrici di circa 40 individui insieme a oggetti di corredo (databili tra il 2300 e il 1300 a.C.) e a offerte votive (sale II – III). Grazie a studi antropologici i resti umani recuperati “tornano in vita” per raccontare chi erano, cosa mangiavano, quanti anni raggiungevano, quali malattie avevano sofferto questi nostri antenati

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Notevole la ceramica d’impasto fra cui molti vasi integri o ricostruibili, decorati in alcuni casi con motivi ad incisione ed intaglio, tipici della fase finale del Bronzo medio (1700 – 1300 a.C.).

Interessanti anche diversi oggetti in bronzo e osso e due bottoni in glassy faïence, un particolare tipo di un impasto vetroso che denota la conquista di nuove tecnologie. Una circoscritta area della grotta, contraddistinta da una intensa concentrazione di cereali carbonizzati, da focolari, da numerosi frammenti di grandi vasi e dall’assenza di significativi resti scheletrici umani, sembra essere stata riservata alle offerte rituali. I pochi frammenti ceramici rinvenuti sul vicino altopiano di Longara sono presumibilmente pertinenti all’insediamento dei frequentatori della grotta, che qui avevano trovato un habitat ideale allo sfruttamento agro-pastorale del territorio.

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La sezione latino-romana (sale IV-XII)

Anche i contesti funerari di età storica forniscono significativi dati sui nostri predecessori: gli oggetti che accompagnavano il defunto nel suo viaggio nell’aldilà, come quelli del corredo di un guerriero (VII sec. a.C.) rinvenuto in località Fontanelle (sala IV), raccontano la storia di chi li aveva utilizzati in vita. Iscrizioni, ritratti e decorazioni varie (sala V) avevano la funzione di conservare la memoria del defunto affinché i vivi ricordandolo potessero imitarne vita e gesta (Petronio, Satyricon). Così un certo Victor, membro del collegio dei suonatori di tromba e corno, è rappresentato insieme ai suoi strumenti musicali in un piccolo altorilievo marmoreo. Molte le analogie che legano il mondo dei riti funerari a quello dei culti, sia per gli impliciti contenuti religiosi, sia perché entrambi rivelano interessanti risvolti sociali, economici e politici. Le numerose terrecotte votive, raffiguranti statuette, teste, mezze teste, maschere, parti anatomiche e animali, rinvenuti nell’area del santuario suburbano di Crocevecchia (fine del IV e il II sec. a.C.), testimoniano non solo la venerazione di una divinità legata alla sanatio, ma soprattutto evidenziano le particolari esigenze di salute e prosperità dei fedeli (sala VI).

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Il rinvenimento di matrici per la produzione in serie di terrecotte votive, sembrerebbe avvalorare l’ipotesi che le officine e la vendita degli ex-voto fossero controllate dal santuario stesso. Interessanti alcuni votivi le cui matrici sono state probabilmente tratte da antefisse di età arcaica (fine VI – inizi V a.C.). Un ruolo di rilevante importanza nell’ambito della storia della Pianura Pontina fu certamente rivestito, tra l’età del Bronzo e l’età tardorepubblicana, dal Santuario extraurbano situato in località Tratturo Caniò (sala VII). Preziosi piccoli kouroi bronzei e notevoli antefisse architettoniche a testa di Giunone Sospita o a forma di Menade e Satiro danzanti segnalano un particolare sviluppo del santuario in età arcaica (fine VI – inizi V sec. a.C.). Una nuova intensa fase di vita si registra all’indomani della definitiva riconquista romana della Pianura Pontina (fine IV sec. a.C.), quando il santuario sembra aver intrattenuto rapporti anche con aree culturali esterne al Latium Vetus come dimostrano, tra l’altro, diverse monete qui rinvenute.

La grande quantità di testine femminili e coppie di coniugi in terracotta potrebbero essere riferiti al culto di Giunone Regina, divinità protettrice del mondo femminile, della procreazione e della famiglia, ricordata epigraficamente su un’ara di tufo. Non mancano, tuttavia, anche numerosi doni votivi peculiari della sfera maschile come la non comune serie di bronzetti raffiguranti offerenti, guerrieri ed Ercole.

Dall’iscrizione parzialmente conservata su di un epistilio riferibile ad un tempio ionico tetrastilo, si apprende che questo fu costruito nel 110 a.C. dal console romano Spurius Postumius Albinus e poco dopo restaurato dal pretore Lucius Vargunteius Rufus.

Di notevole fattura artistica un grande frammento di terracotta frontonale probabilmente pertinente un’edicola sacra situata non lontano dal cosiddetto Tempio di Saturno: con un raro senso plastico e coloristico è rappresentata una figura femminile seminuda, che, in base a confronti iconografici, può essere identificata con Arianna (I sec. a.C.).

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Significativa la presenza nell’agro setino di numerose villae dalle quali provengono la statua nota come “Fanciulla di Sezze”, un magnifico trapezoforo marmoreo, uno strigile bronzeo e frammenti d’anfore, alcune forse utilizzate per il trasporto del famoso Setinum, il vino preferito dall’imperatore Augusto. Il quadro storico dell’antica Setia, fondata come colonia latina nel 382 a.C. e divenuta municipio con la guerra sociale, in un momento di intensa attività urbanistica che tra l’altro vide la creazione del magnifico mosaico policromo a cubi prospettici rinvenuto presso Porta Romana, è integrato dalle significative notizie desumibili dalle iscrizioni del lapidario (sala XII) e dalle testimonianze archeologiche della città e del territorio che “entrano” nel museo attraverso la proiezioni di filmati.

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La nutrita raccolta numismatica del Museo (sala VIII) comprende un “tesoretto” di assi databili al II sec. a.C. che, rinvenuto in un vasetto di ceramica nelle fondazioni dell’ampliamento tardorepubblicano del circuito murario, riveste forse un carattere votivo, di buon auspicio per il futuro della città. Ricade nel territorio setino (sala X) Forum Appi (oggi Borgo Faiti), dove sono stati raccolti votivi, iscrizioni, ceramiche, finimenti equini, oggetti da toeletta e giochi che, pur nella loro frammentarietà, offrono uno spaccato della vita quotidiana dell’abitato, nato come villaggio di riferimento per la popolazione romana del circondario (entro l’inizio del III sec. a.C.) e poi trasformatosi in importante stazione di sosta in cui si fermarono anche Cicerone, Orazio e S.Paolo.

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Testi di Elisabeth Bruckner

INFORMAZIONI

Sede: Largo Bruno Buozzi 1 – 04018 Sezze (LT)
Telefono: 0773 8081 e alla risposta 401;
Per i servizi didattici: 0773 8081 e alla risposta 402.
E-mail: museoarchelogico@comune.sezze.lt.it;
Per i servizi didattici: museinsieme.sezze@gmail.com

Servizi: visite guidate anche interattive al museo e alla città, attività di laboratorio

ORARIO

dal martedì al sabato: ore 9.00/13.00 -15.00/18.00
domenica: 9,00/13.00

lunedì chiuso

Direttore scientifico: Elisabeth Christiane Bruckner

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