Roccagorga Monti Lepini

Roccagorga

Introduzione

Sullo sperone roccioso del Monte Nero, a 289 m. sul mare, Roccagorga si distribuisce sulla cresta intorno a un armonioso e ampio vuoto, elemento decisamente inusuale per le città lepine. Si tratta della grande piazza VI Gennaio, carica di un significato civico drammatico, cioè le condizioni, le lotte, e il sacrificio delle classi povere, soprattutto agrarie, che per secoli hanno rappresentato senza diritto di voce il popolo lepino. Il 6 Gennaio del 1913 infatti il popolo rocchigiano che protestava sulla piazza contro l’Amministrazione comunale e la borghesia feudataria per le tragiche condizioni economiche e sanitarie alle quali era stato ridotto venne fatto oggetto del fuoco della polizia e dell’esercito. Molti i feriti, sette i morti, uomini e donne, e grave la repressione del governo Giolitti che impose arresti indiscriminati alla popolazione. La piazza, costruita nel Settecento nella sua caratteristica forma ovale, già luogo dell’albero rivoluzionario piantatovi a seguito delle conquiste napoleoniche, divenne così il simbolo della giustizia sociale: un simbolo vivente come spazio cittadino che dona grazia al borgo medievale, dove gli abitanti sono soliti ritrovarsi, e dove oggi si concentra il numero maggiore di attività commerciali. Su questa sorta di bellissima cerniera si affacciano la chiesa e il palazzo comunale, si vedono le montagne e la città. È quasi la sintesi – ronzante di vita – della condizione lepina, area di margine e incontro fra moderno e antico, civile e religioso, comune e privato, urbano e rurale.

Cenni Storici

Le fonti letterarie riferiscono che l’origine del paese risalirebbe alla distruzione dell’antica Privernum. Alcuni scampati agli eccidi seguirono una matrona privernate di nome Gorga, si rifugiarono sul Monte Nero, e vi fondarono la “Rocca di Gorga”.
Fuori dei fumi della leggenda la storia di Gorga come entità militare e civica nel gioco dei potentati laziali comincia nel 1200 con i Conti di Ceccano, che la possedettero fra alterne vicende per quasi tre secoli. La guerra tra Margherita di Vico e Tommaso di Ceccano per il “possesso e terra di Rocca Gurge” segna nel 1368 l’abbandono del paese, ridotto a mera fortezza fino al 1463, quando la città fu acquisita dai Caetani del ramo di Sermoneta. Questi ne rafforzarono le mura a cingerne anche l’abitato, e coinvolsero Gorga nel conflitto con i loro cugini dominanti Maenza, ottenendo per risultato il sacco della città nel 1520 ad opera di Giovanni dalle Bande Nere. Tra il 1597 e il 1617 Roccagorga e Maenza chiuderanno l’inimicizia nella quale erano state coinvolte per ragioni di casato, perché entrambe furono vendute agli Aldobrandini. Pochi anni dopo i Caetani cedettero Roccagorga ai Ginetti, che s’impegnarono con importanti opere architettoniche ed urbanistiche a farla rifiorire. Nel 1722 la famiglia Orsini subentra ai Ginetti con un altro acquisto, e contribuisce alla bellezza della città restaurando e ampliando il palazzo baronale.  Nel 1798 viene piantato al centro della piazza Maggiore (oggi VI Gennaio) l’albero della libertà. I partigiani della Repubblica Romana esultano, ma i soldati di Napoleone saccheggiano le chiese. Saranno le donne di Roccagorga a riscattare il busto di S. Erasmo, patrono della città. Nel 1811, a seguito del matrimonio tra Maria Teresa Orsini e il Principe Doria-Pamphili, il principato di Roccagorga passa alla famiglia Doria, e nel 1814, con la fine dell’avventura napoleonica, torna lo Stato Pontificio e la vendetta si abbatte sui cittadini repubblicani. Si sviluppa in questo contesto il fenomeno del brigantaggio, che si estende da Roccagorga e Maenza fino a Sonnino, ed echeggia nei moti popolari che sfoceranno nella rivolta del 6 gennaio 1913, quando i disordini verranno fermati nel sangue con tutto l’appoggio del governo “liberale” del tempo. Alla fine dello stesso anno giunge la corrente elettrica, ma la modernità risulta funesta, e porta con sé anche la coscrizione per la Grande Guerra. Ad essa Roccagorga darà 53 caduti.  Tristi le vicende della Seconda Guerra Mondiale, i rastrellamenti tedeschi, i cannoneggiamenti alleati, i 26 caduti. L’ultimo di essi verrà reso alla città 54 anni dopo la sua morte sul fronte di Russia, nel 1995, quando le sue spoglie torneranno a casa nel corso di una commovente cerimonia di popolo.

Arte e Cultura

La Chiesa dei SS. Leonardo ed Erasmo domina tutto il paese. Da ogni punto di osservazione, grazie alla sua posizione alta e solenne, si può ammirarne la forma tondeggiante e la facciata ad intonaco giallo. L’edificio è stato realizzato nel Cinquecento sul luogo dove sorgeva l’antica Chiesa di S. Maria, ora integrata nella struttura come sagrestia. Ristrutturata fra il 1671 e il 1700 essa subì però ingenti danni a causa del terremoto del 1753, cui seguì il definitivo crollo il 23 dicembre 1769. Ricostruita nelle attuali forme barocche nel 1775 su progetto dell’architetto senese Paolo Posi, la chiesa ha tre navate divise da robusti pilastri. La facciata è convessa, con doppio ordine di lesene senza capitello. Sulla navata laterale destra sono sistemate le cappelle di S. Sebastiano e di S. Antonio, di S. Leonardo e della Crocifissione. Sulla navata di sinistra si aprono le cappelle dell’Assunta e di S. Bibiana, di S. Erasmo, di S. Orsola.  Risalente al XVIII sec è il Tempietto di S. Antonio, costruzione a pianta circolare con cupola in laterizi colorati. Sulla cornice del portale vi è lo stemma di Mons. Ginetti. Il Palazzo Baronale è una costruzione medievale modificata e ampliata nei secoli, che raggiunse il massimo splendore con il Cardinale Domenico Orsini feudatario di Roccagorga dal 1719 al 1789. Il Palazzo si compone di due edifici separati da una robusta torre sormontata da un orologio, sotto al quale è collocato lo stemma dei Doria-Pamphili ultimi feudatari del paese. Nel 1747 il palazzo disponeva di circa 50 stanze.

Enograstronomia e Prodotti Locali

Nella lunga cultura culinaria di Roccagorga ritroviamo i sapori autentici e genuini dei prodotti del territorio: innanzitutto la carne di capra, che qui viene cucinata alla brace, in umido, e in padella, magari accompagnata da una squisita e ricca zuppa di verdure detta rappagacornuti (“zuppa calma cornuti”) o bazzoffia. Poi le ciammotte (lumache), gli strozzapreti, il sanguinaccio, l’olio di oliva, i lupini, e la profumata uva fragola. Da quest’ultima viene prodotto un ottimo vino fragolino, al quale è dedicata la Sagra della Fragoletta.

Manifestazioni, Folclore, Eventi e Tradizione

Tra gli eventi di Roccagorga ricordiamo la fiaccolata del Venerdì Santo, quando una solenne processione scorre fra due falò accesi l’uno dinanzi alla Chiesa di S. Leonardo e l’altro in Piazza VI Gennaio. I rioni di S. Giuseppe e La Torre sovrintendono alle due grandi pire, gareggiando a mantenerle accese il più a lungo possibile: una competizione dagli echi sacrali, che talvolta si protrae fino all’alba. Il 2 Giugno la città si riunisce per onorare il proprio patrono, S. Erasmo, mentre la terza domenica di Agosto si festeggia la Sagra della Capra, dedicata alla pietanza più tipica del paese. In questa occasione viene allestita la fiera delle merci e del bestiame presso i Prati di Roccagorga.  La Festa di S. Antonio, che ricorre la prima domenica di Settembre è caratterizzata da eventi folcloristici e culturali. In autunno, in occasione della raccolta dell’uva fragola, viene allestita la Sagra della Fragoletta. L’ente Pro loco offre l’uva ai visitatori, che possono degustare il famoso vino fragolino di Roccagorga, magari dopo un bel pranzo tradizionale.

Sport e Natura

Roccagorga è meta di appassionati di mountain bike, trekking ed escursioni a piedi. La città dispone di due sentieri attrezzati con segnaletica: il sentiero “Ulivo-Arco” che attraversa la corona di uliveti della città per più di 4 km, e il sentiero “Leccio-Eremo di S. Erasmo” che giunge fino alle pendici del maestoso monte Semprevisa. Il clima gradevolissimo, il paesaggio con le viste panoramiche, il senso della storia, i boschi, la variata vegetazione mediterranea e i possibili incontri con la fauna locale rendono l’esperienza particolarmente godibile.