Maenza

Maenza

Introduzione

Maenza, 3100 abitanti, una rosa di edifici medievali in cima al colle, si eleva a 360 metri di altezza attorno al suo poderoso castello. La struttura urbana, chiaramente difensiva, parla di una genesi da lotte e scorribande medievali: Saraceni, fazioni ed eserciti che correvano

la valle dell’Amaseno spinsero la popolazione locale e fors’anche gli scampati dalla distrutta vicina città di Priverno a cercar riparo sulla cresta e, in età feudale, a costruir mura e torri disponendo le case in cerchi concentrici a mo’ di fortezza. La città che la leggenda vorrebbe legare all’etrusco Magenzio (Eneide, X) cristallizzò la sua natura guerriera nella pietra fra l’XI e il XV secolo, e tale si conserva, come sospesa nello stupore per la serenità discesa infine su di lei. Oggi sembra una splendida dama rurale seduta sulla collina a osservare i tramonti sul mare lontano. Eppure, passeggiando per i vicoli severi sui quali si affacciano botteghe e trattorie, ammirando i panorami sconfinati dove a volte s’accendono visioni perfette delle isole pontine, e respirando il profumo dei boschi che ricoprono il Monte Gemma, il Monte Sentinella, il Monte Calvello, a volte ci si arresta, e con sommessa meraviglia par di avvertire, come salisse dai sassi, l’acredine sottile del fumo della storia.

Cenni Storici

Fondata nell’XI sec. Maenza fu fortificata dai principali dominatori dell’area lepina nell’XI sec., i Conti di Ceccano. Al loro nome rinvia la vera memoria della città: furono essi non soltanto a erigerne il castello (inizialmente una torre di avvistamento), ma anche ad abitarlo nonostante la sua austerità militare, lontana dal carattere di una magione nobiliare. Berardo I (1204-1254) preferiva Maenza agli altri suoi feudi, Giacomo I (1299-1363) volle esservi sepolto, Raimondello (1328-1401?) ne rinnovò mura e fortezza. Dopo di loro diverse famiglie si succederanno nel controllo della città, ma a giudicare dalla trascuratezza con cui l’amministrarono non la ameranno, lasciandola declinare nei secoli: gli Annibaldi, i De Cabanni, i Caetani del ramo di Fondi, antagonisti di quelli di Sermoneta, il lampo fugace dei Borgia, gli Aldobrandini. In epoca moderna fecero meglio di altri i Doria Pamphili, seguiti poi dai Borghese e dai Pecci.

I primi signori di Maenza erano piuttosto insofferenti del dominio pontificio, e spesso subirono le ire dei papi e dei potentati in orbita nel complicato sistema di potere post-feudale che volgeva lentamente, a volte sanguinosamente, verso l’era dell’accentramento politico e della borghesia. Nel 1123 Papa Callisto II vendica l’uccisione e la rapina di un suo emissario (forse un esattore dei tributi feudali) con l’occupazione militare di Maenza sul cui territorio era avvenuto il delitto. Sulla piazza d’armi il signore della città viene processato e decapitato. Un secolo dopo sarà Papa Onorio III a inviare le truppe pontificie entro i bastioni per ribadire che l’insubordinazione non è tollerata. Nel 1300 Papa Bonifacio VIII confisca addirittura il feudo in favore di Matteo Orsini con una bolla. Soltanto quattro anni dopo Papa Benedetto XI restituisce la proprietà ai Conti di Ceccano, a patto però di una formale e umiliante sottomissione. L’ultimo colpo fu conferito da Papa Leone X per mano del capitano di ventura Giovanni dalle Bande Nere: nel 1520 Maenza viene ferocemente conquistata, messa al sacco, e distrutta.

Sarà un papa omonimo, Leone XIII dei Pecci (1878-1903) nato nella vicina Carpineto, a molcire quella memoria sanguinaria. Il pontefice amava Maenza, vi trascorreva lunghe giornate di riposo, e vi fece ricostruire quella che è l’attuale cattedrale.

La storia inquieta di Maenza, come quella di tutto il territorio lepino, è caratterizzato dal trovarsi costantemente sulla faglia del cambiamento sociopolitico, al confine tra urbanità gentilizia e campagna. Anche in epoca moderna ritorna il fremito della rivolta, e nel 1911 il popolo assalta le autorità rinchiuse nel castello, dando il segnale a un periodo di sommovimenti che coinvolgono l’intero territorio lepino, le sue classi rurali affamate, fino alla famigerata strage di Roccagorga, quando l’esercito sparerà sui braccianti, uccidendo uomini e donne.

Maenza ha patito grandi sofferenze durante la seconda guerra mondiale, e subito la distruzione di parte dell’abitato nel 1944 ad opera dei bombardamenti alleati.

Arte e Cultura

Il Castello baronale di Maenza, preceduto dalla piazza d’armi, è una possente opera in pietra locale a pianta imperfettamente quadrata. Il suo aspetto ne espone la funzione marziale nonostante sia stata per lungo tempo anche magione nobiliare. Delle quattro torri tre sono difensive, e una, distinguibile per la forma semicircolare, è in realtà una grande cisterna. Tale carattere irregolare, quasi bizzarro, si ritrova anche nella commistione di elementi appartenenti a diverse epoche e stili, come i due archi all’ingresso, l’uno gotico, a sesto acuto, e l’altro romanico, a tutto sesto. L’interno, visitabile gratuitamente, conserva affreschi interessanti. Nel 1274 vi fece sosta S. Tommaso d’Aquino, che prossimo alla morte espresse il desiderio di gustare delle aringhe fresche. Con sorpresa di tutti i pesci vennero recapitati all’istante da un pescivendolo di passaggio, forse un venditore di ghiaccio carpinetano sulla via del ritorno dalla costa.

La Chiesa di S. Maria Assunta in Cielo si affaccia su piazza del Duomo con i suoi caratteristici campanili. Fu ricostruita in stile neoclassico nel 1846 sulle antiche rovine, a spese di Papa Leone XIII. Al suo interno un’importante Assunzione di Maria e l’affresco della Madonna delle Cerase. Altre attrazioni sono il Palazzo Pecci (sede del Municipio) e le chiese di S. Reparata Vergine e S. Antonio Abate. Una nota merita la Loggia dei Mercanti, cioè una piazza coperta che si dice ospitasse i viaggiatori attardatisi per la via i quali, trovate le porte della città chiuse per la notte, vi si riparavano.

Enograstronomia e Prodotti Locali

Le ciliegie di Maenza sono famose per il loro sapore inconfondibile e per la loro bellezza, tanto da essere divenute un prodotto identificativo del territorio. Ad esse si tributa ogni anno una grande manifestazione. All’arte dell’olio d’oliva e ai numerosi frantoi di Maenza è dedicata una Sagra minore ma interessante ogni 20 Gennaio. Vi si gusta la deliziosa fragranza delle prime spremiture, accompagnata con assaggi di vino locale.

Manifestazioni, Folclore, Eventi e Tradizione

Il calendario delle manifestazioni maentine è fitto di eventi religiosi e civili, a cominciare dal periodo natalizio quando l’apertura di cantine e botteghe del centro storico incornicia la rappresentazione del Presepe vivente e, il 6 Gennaio, il rogo della Befana in piazza Santa Reparata, dopo che la vecchia ha sorvolato tetti e comignoli del paese.

La Domenica delle Palme la città inscena l’Ingresso di Gesù a Gerusalemme accolto dalla folla festante, che lo segue fino al tempio, e il Venerdì di Pasqua la passione di Cristo.

La prima domenica di Giugno ha luogo ormai da quasi cinquant’anni la Sagra delle Ciliegie. I visitatori vengono omaggiati con cestini delle tipiche e buonissime ciliegie locali, e carri allegorici sfilano per i vicoli. Si degustano piatti a base di ciliegia.

Il 24 Giugno la Festa di S. Giovanni produce compari e comari, legami di amicizia secondo un uso antico di istituire alleanze solidali fra famiglie di contadini e di braccianti per aiutarsi vicendevolmente e con fedeltà al di là dei legami di sangue.
L’estate maentina accoglie nel borgo mostre d’arte, concerti e rassegne tra Luglio ed Agosto.

x-2 maenza-x x 3-6-agosto-2 3-6-agosto-3 evento-estate-maenza 22-luglio-x 29-luglio-x 21-27-agosto-x  III Festival Regina Musica al Castello di Menza  estate-maenza-x 21-23-luglio-x

Sport e Natura

La bellezza naturalistica del territorio maentino e il suo clima mediterraneo temperato lo rendono perfetto per il trekking e le escursioni, nel corso delle quali, con un po’ di fortuna, ci si imbatterà in esemplari faunistici rari come l’istrice, la faina, il tasso, la donnola, e il barbagianni. Molto ricchi e variati i boschi che ricoprono le pendici montane dei dintorni.

La mountain bike è molto diffusa, tanto che durante le sagre e le feste patronali si organizzano sempre competizioni su due ruote.