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Sonnino

Introduzione

Suggestivo paesino arroccato a 430 m. sul Colle S. Angelo, propaggine del Monte Ceraso, Sonnino è caratterizzato da interessanti edifici medioevali e dai vicoli ripidi e stretti per i quali corre la leggenda del temerario brigante Gasbarrone, che qui ebbe i natali per poi e imperversare nella regione in epoca pontificia. Nata probabilmente come rifugio in luogo poco visibile dalla valle, sembra ancora conservare tale carattere ombroso e sfuggente nel suo corpo urbano sfaccettato, dove le case si ammonticchiano l’una sull’altra a mo’ di scaglie di conchiglia. L’area immediatamente a ridosso della città è interessata da fenomeni di carsismo che aggiungono fascino al paesaggio, un misto di frontiera fra la marina e la montagna, con vegetazione mediterranea. Questa mescolanza sembra riflessa nella condizione politica e culturale di Sonnino città di confine fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, sede naturale di traffici e scambi anche illegali come il contrabbando.

Cenni Storici

Costruita sulla sommità del Colle S. Angelo, Sonnino, in latino Sumninum, fu forse fondata, come vogliono taluni, verso la fine del IX secolo da una comunità di privernesi scampati alla distruzione della loro città, o già esisteva in tempi pre-romani come comunità volsca. Risale comunque all’anno 999 la bolla pontificia che attesta il nome a noi noto per la prima volta, quando già i De Sompnino l’avevano incastellata. L’11 ottobre 1369 la rocca passò a Onorato I Caetani. Il casato Caetani dominò Sonnino fino al 1496 quando sopravvennero i Borgia, seguiti subitamente dai Colonna, ultimi signori della città fin quasi all’unità d’Italia. Verso la fine del XVIII secolo, Sonnino acquisì una brutta nomea a causa del contrabbando e del brigantaggio. Antonio Gasbarrone (1793-1880) nacque da una famiglia di pover pastori di Sonnino e assai giovane si avviò al banditismo dopo aver ucciso il fratello della donna che aveva chiesto in moglie e che gli era stata rifiutata. Dapprima al seguito di un brigante calabrese, e poi capo della propria banda, visse alla macchia fino al 1825, quando, persuaso da un prelato di Sezze, decise di consegnarsi allo Stato della Chiesa, nella speranza di beneficiare presto di un’amnistia. Rimase invece in carcere fino al 1870, quando con l’Unità d’Italia venne finalmente liberato.
La fama di Gasbarrone varcò i confini dell’Italia prima ancora della sua morte, e si costruì intorno alla sua figura un mito duraturo, che lo ha fatto divenire uno dei più noti fuorilegge della storia. La capacità di sfuggire alla cattura e di mirare l’azione criminale spesso in difesa dei più poveri ha alimentato la leggenda del “bandito galantuomo”, la cui figura, insieme a quella di altri briganti, sembra essere stata in qualche modo in sintonia con un certo ribellismo sociale presente nella comunità di Sonnino, e che trovava le sue radici nella particolare congiuntura storico-politica dello Stato Pontificio, qui al confine col Regno di Napoli. Durante la seconda guerra mondiale Sonnino si trovò sulla linea “Gustav”. Occupata dall’esercito tedesca fu bombardata a più riprese dagli alleati.

Arte e Cultura

Degno di nota il Convento di S. Maria delle Canne, un complesso abbaziale di stile gotico che nella metodologia costruttiva denuncia una forte similitudine con l’Abbazia di Fossanova.  La Chiesa di S. Michele Arcangelo è la più antica del paese, risale al secolo XIII. Nata inizialmente come cappella per l’adiacente castello conserva ancora alcuni elementi della facciata originaria tra i quali il portale con medaglione in stile borgognone. Al suo interno è presente la Cappella di S. Sebastiano (XIII sec.), che custodisce importanti motivi architettonici eseguiti da maestranze che operavano a Fossanova. Vi si possono ammirare un Crocifisso in legno del XV secolo e, in tutto il suo splendore, l’icona della Madonna delle Grazie del secolo XII, in stile bizantino. La Chiesa di S. Giovanni, restaurata e consacrata nel 1604, conserva un pregiato altare in stile romanico e un busto scultoreo di scuola berniniana. Il Museo delle Terre di Confine sottolinea lo status liminale di Sonnino e delle sue terre con l’ausilio di un allestimento interattivo. Cronache e iconografia sull’indole ribelle dei Sonninesi e sulla storia e le tradizioni del loro territorio che vive alla frontiera di realtà politiche e geografiche contrapposte, tracciano un accattivante percorso capace di far riflettere su quella che è divenuta la nostra comune condizione contemporanea.

Enogastronomici Prodotti Locali

Cereali, ortaggi, prodotti della pastorizia, abbinati all’aroma dell’olio di prima spremitura sono alla base della tradizionale cucina sonninese. Al pane è affidato un ruolo importante e, non a caso, per qualità esso è uno dei migliori prodotti in tutta la zona del basso Lazio.  A Sonnino sono di casa la pasta fatta a mano, iè stracce, i ciacaprète conditi con sugo e pecorino, la polenta di granoturco che si gusta con le lumache (ciammaruche), la menestra maretata, ovvero una zuppa di zucchine, piselli, fave, bieta, carciofi, odori, e cosparsa di molto formaggio, la zuppa di fagioli, il fritto di maiale e ricotta. Carne ovina e caprina al forno o alla brace accompagnata dai carciofi romaneschi, broccoletti, e erba zingara ripassata in padella, definiscono il cerchio dei sapori sonninesi.  Notevoli i dolci: i canescioni con sfoglia di farina e uova ripieni di ricotta, i mustaccioli a base di miele, vino bianco e pepe, i pasticcini di pasta di mandorle, i cannelicchie realizzati con pasta all’uovo e miele, le ciambelle scottolate, al vino, e ai semi di anice.

Manifestazioni, Folclore, Eventi e Tradizione

Il 25 aprile viene celebrata la Festa in onore di S. Marco, patrono del paese, accompagnata da eventi culturali e fiere mercatali.
Una delle più antiche e suggestive espressioni del folclore laziale è senza dubbio la Sagra delle Torce, festeggiata nella vigilia dell’Ascensione. Si tratta dell’avvenimento più profondamente radicato nel costume, nella tradizione e nella civiltà del paese, che risale ad antiche feste pagane della civiltà volsco-romana. La processione notturna intorno al territorio del paese ha lo scopo di allontanare un nemico spirituale identificato come il male, il peccato o il nemico materiale. Il periplo dei confini vuole essere anche una riaffermazione della propria identità culturale e un messaggio rituale veicolato dalle immagini luminose che le Torce disegnano nella notte. Il secondo fine settimana di Agosto viene rievocata la Festa dell’olio di oliva, il prodotto d’eccellenza di Sonnino al quale la Regione Lazio ha tributato il premio “Ercole olivario” nel 1996. La festa si ripete a Novembre, l’ultima domenica, con la Sagra dell’olio. Poiché la carne caprina è da sempre una specialità di queste terre di pastori, l’ultimo giovedì di Agosto è possibile degustarla in diverse pietanze durante la Sagra della capra. Storie e leggende legate al periodo del brigantaggio sonninese vengono rievocate il terzo sabato di Settembre con la Festa del Brigante.

brigante-gasbarrone-x  sagra-zazzicchia-5-e-6-agosto-x  Torce Sonnino 2017

Sport e Natura

Le escursioni naturalistiche alla scoperta dello splendido paesaggio offrono l’occasione di imbattersi in monumenti naturali quali il Catauso, una voragine che sprofonda nelle viscere della terra per più di 130 metri fra spettacolari concrezioni stalagmitiche e stalattitiche.