Sermoneta Monti Lepini

Semoneta

Introduzione

Un dominio stabile nei secoli ha permesso a Sermoneta di ingrandirsi e abbellirsi con edifici di gusto, facendone uno dei centri medioevali più interessanti del Lazio meridionale. Decenni di cura e promozione l’hanno resa anche uno dei meglio conservati, per cui architettura e struttura urbana all’interno della cinta muraria antica risultano pressoché intatte e libere da interferenze posticce. Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Destinazione Europea d’Eccellenza riconosciuta dall’Unione Europea, è stata dichiarata “Gioiello d’Italia” dal Ministero del Turismo. Dimora dei Caetani fin dal 1297, il paese presenta numerose ricchezze storico-artistiche che fan tutt’uno con la grazia del borgo: le chiese e la sinagoga, il Castello, e, poco lontano, l’Abbazia di Valvisciolo e l’incantevole oasi naturalistica di Ninfa, mirabile sintesi di conservazione archeologica e parco-giardino sicuramente fra i più belli al mondo. La posizione elevata e orientata a sud permette una vista cristallina sull’immensa valle sottostante e offre il godimento di splendidi panorami che spaziano fino alla linea del mar Tirreno. Il clima è influenzato dalle miti brezze della marina e particolarmente gradevole.

Cenni Storici

Virgilio (Eneide, X) chiama Sulmo uno dei centri che combatterono le forze troiane di Enea, e di essa Tito Livio riferisce che fu l’ultima a gettare le armi nel corso della guerra latina contro Roma. Probabilmente distrutta da Silla nel corso della guerra civile, la città viene ancora menzionata da Plinio che la annovera fra i centri scomparsi nel primo sec. d.C. L’occorrenza Sulmonetum (la piccola Sulmo) o Sulmoneta (dall’aggiunta del nome della dea Moneta) si riferirebbe dunque a un pollone sviluppatosi successivamente dall’antico centro preromano, ma del quale abbiamo poche tracce. È tuttavia evidente che l’area fu da sempre antropizzata, come dimostrano i ritrovamenti di sepolture preistoriche nei pressi di quella che è oggi la stazione ferroviaria, anche se esse fanno riferimento a un altro insediamento, posto sul vicino Monte Carbolino. Di fatto il nome Sermoneta compare nell’XI sec. quando era libero comune sotto la cura dei vescovi di Terracina, verosimilmente costituito già da qualche secolo da abitanti riparatisi dai pericoli della valle. Agli inizi del Duecento fu affidata agli Annibaldi che procedettero al suo incastellamento erigendovi la splendida rocca. Dal 1297 diventa insieme a Ninfa parte della Signoria dei Caetani, al cui nome rimarrà per sempre legata. I Caetani vi stabilirono la propria residenza e iniziarono un processo di trasformazione radicale, portando rapidamente l’antico castrum a divenire un vero centro urbano con dignità di città.  Agli inizi del Cinquecento, come altri castelli circonvicini, Sermoneta cadde preda dei Borgia, ma consumata in pochi anni la meteora politica del famigerato Valentino, venne restituita ai suoi signori che da allora la dominarono ininterrottamente. L’importanza di Sermoneta crebbe così costantemente con la fortuna del casato. Nel 1571 il duca Onorato IV Caetani ricoprì il ruolo di capitano della fanteria pontificia a bordo della flotta che sconfisse i Turchi durante la battaglia di Lepanto, portando il nome di Sermoneta fin sul Bosforo. Prestigio e contatti internazionali fecero della piccola città un punto di riferimento per tutto il XVI e il XVII sec. Lo dimostra l’attestata circolazione di visitatori importanti, e la protezione mecenatesca dei duchi verso artisti come il pittore Girolamo Siciolante, nato a Sermoneta nel 1521. Egli fu tanto legato ai Caetani da ricevere l’incarico di dipingere lo Stendardo di Lepanto che venne benedetto da papa Pio V e issato sulla nave ammiraglia della flotta cristiana vincitrice della nota battaglia. Nel 1798 il castello Caetani fu assaltato e depredato dai soldati napoleonici che lo trasformarono in prigione. La fine dell’epoca nobiliare, nonostante la restaurazione, era ormai giunta. L’unità d’Italia, le due guerre mondiali, l’industrializzazione trasformeranno lentamente Sermoneta in un luogo di sogni, un po’ come il giardino di Ninfa realizzato dagli ultimi discendenti dei Caetani, ritiratisi a una vita borghese cosmopolita ma ancora colma di memorie e passioni. Dagli anni ’50 il centro storico si spopola. Chi non emigra nelle grandi città si sposta a valle obbedendo alle esigenze dell’automobile e della vita moderna. Nascono così le frazioni di Doganella, Tufette, Pontenuovo e Carrara. Ad esse guarda dall’alto il castello con il suo borgo sospeso in una quiete abbandonata, rotta dal fluire di turisti che si domandano come mai, chi può, non torna a godere dello splendido abitato.

Arte

Il Castello fu eretto sulla sommità del colle nella prima metà del 1200 dagli Annibaldi, ed è il monumento più importante e significativo di Sermoneta. Il maschio annibaldiano si erge per 42 metri su un’ampia piazza d’armi, scuderie, ponti levatoi e un intatto cammino di ronda. Nel XV sec. i Caetani vi aggiunsero un quartiere nobile, caratterizzato da splendidi affreschi della scuola del Pinturicchio, e la sala di rappresentanza detta “dei baroni” suddivisa in ben quattro campate.
La Chiesa di S. Maria Assunta in Cielo costruita nel XII sec. subì una importante trasformazione nel secolo successivo che la sviluppò assecondando le influenze del gotico cistercense. La Chiesa di S. Giuseppe, patrono del paese, è del 1520. A navata unica raccoglie affreschi importanti d’ispirazione michelangiolesca ad opera del Siciolante. Nella valle dell’Usignolo, a poca distanza dalla città, si trova il secondo capolavoro cistercense dell’Italia centrale dopo Fossanova, la splendida Abbazia di Valvisciolo. Secondo la leggenda essa sarebbe stata fondata da un gruppo di monaci provenienti dalla Grecia nel XII secolo, ai quali sarebbero subentrati i monaci-guerrieri Templari un secolo dopo. L’abbazia sarebbe quindi passata ai Cistercensi dopo il cruento scioglimento dell’ordine, un dramma che avrebbe lasciato il segno nel corpo stesso della chiesa: la sua architrave si sarebbe infatti spezzata nel momento in cui il gran maestro templare Jacques de Molay venne arso vivo per ordine di Filippo il Bello. Diversi elementi presenti nell’abbazia (graffiti esoterici, croci templari) aggiungono colore alla leggenda.

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Enograstronomia e Prodotti Locali

La cultura di Sermoneta si esprime anche nella gastronomia, lepina e contadina, ma influenzata dai gusti cortesi medioevali e rinascimentali. Ad es. la variante locale dei cecapreti, la tipica pasta acqua e farina, vede un sugo estremamente ricco a base di mortadella e prosciutto, e il dolce detto serpetta è arricchito da ingredienti tutt’altro che popolani come la cannella. I ristoranti turistici strizzano l’occhio a questa tradizione fino a offrire pietanze che traggono i loro nomi dai personaggi della storia della città, come il pollo alla Lucrezia Borgia o il timballo alla Bonifacio XVIII, ma non ci sbaglierà a cercare l’anima della città gustando la tradizionale zuppa di verdure bazzoffia o la polenta, alla quale Sermoneta dedica persino una sagra a Gennaio.

Manifestazioni, Folclore, Eventi e Tradizione

Uno degli eventi più caratteristici di Sermoneta è il Maggio Sermonetano, una rassegna di musica, danza ed eventi che si svolge per le vie del paese antico, aggiungendo fascino a fascino.
La Sagra della Polenta, il piatto più tipico di Sermoneta, si svolge nell’ultima domenica di Gennaio, mentre il 18 e il 19 Marzo il castello ospita artisti musicali di prestigio per onorare il santo patrono, Giuseppe.  Ricordiamo nella prima settimana di Settembre, il Concorso nazionale di pittura estemporanea, e l’ultima settimana dello stesso mese, una caratteristica fiera delle merci e del bestiame, meglio conosciuta come Fiera di S. Michele, allestita in località Piedimonte, fuori le mura del paese.

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Sport e Natura

Sermoneta poggia sul Monte Corvino tra distese di ulivi coronati da boschi di querce e lecci, oltre i quali si stende l’immensa piana Pontina offrendo una vista superba. Vista da est la città siede nell’abbraccio di monti verdeggianti, mete di trekking, arrampicate ed escursioni. La città possiede un campo sportivo intitolato a Camillo Caetani dove si allena la locale squadra di calcio. In primavera è quasi d’obbligo prenotare una visita al monumento naturale del Giardino di Ninfa, a valle di Sermoneta. Cittadina medievale abbandonata nel tardo Trecento per l’impaludamento della regione, Ninfa è oggi un insieme di fascinose rovine immerse in quello che il New York Times ha definito il più bel giardino all’inglese al mondo. La sua laboriosa realizzazione venne iniziata nel 1921 da Gelasio Caetani il quale, ispirato dalla madre Ada Wilbraham Caetani, riprese così idealmente l’opera del suo avo Nicolò III il quale nel tardo Cinquecento volle trasformare Ninfa in un giardino-peschiera. Otto ettari con oltre mille piante disposte e selezionate in modo da offrire uno scenografico spettacolo versicolore in ogni stagione dell’anno, il giardino dispone di un laghetto ed è attraversata dal fiume Ninfa e da ruscelli che scorrono chiacchierini fra i resti dell’antico castello e delle numerose costruzioni di un tempo. L’area è stata abbracciata da un’oasi naturalistica ampia 1800 ettari, ed oltre a ospitare esemplari vegetali rari è quindi rifugio per numerosissime specie animali, soprattutto uccelli, visto che si trova sulla traiettoria di una delle principali rotte migratorie fra l’Africa e l’Europa.