Gorga Monti Lepini

Gorga

Introduzione

Gorga è un piccolissimo centro dal corpo medievale seduto in cima al Monte Volpinara, sul versante nord-orientale dei Monti Lepini. Il paese si raggiunge attraverso un percorso in salita molto comodo, la Strada Provinciale 91: man mano che ci si inerpica sul sasso calcareo la vista si apre sui Colli Albani, l’Agro Romano, i Monti Tiburtini-Prenestini e i Simbruini-Ernici. La posizione elevata (766 metri sul livello del mare) e il basso inquinamento luminoso dell’area, vi hanno favorito la costruzione di un osservatorio astronomico aperto al pubblico fra i più importanti d’Italia, con annesso planetario, che rappresenta la gemma della piccola, attiva comunità. I cittadini di Gorga sono quasi tutti impegnati in associazioni e iniziative spontanee, fra le quali la nota banda musicale, un fatto che impressiona visto che l’intero paese conta meno di 900 abitanti. Lo spirito schietto e gentile dei gorgani e l’ascendenza che la Ciociaria ha storicamente avuto sulla loro storia e sul loro carattere (nonostante l’appartenenza amministrativa alla provincia di Roma) sono ricordati dalla graziosa fontana liberty della Pastorella, al centro del paese.

Cenni Storici

Diversi ritrovamenti attestano la presenza umana sul territorio di Gorga fin dal Musteriano (75-35.000 anni fa), una presenza che si fece più importante durante l’età del bronzo, quando i Volsci colonizzarono l’area. Il ritrovamento di due necropoli testimonia lo sviluppo, in età imperiale, di una piccola circoscrizione territoriale rurale (pagus). Gradualmente le capanne dei pastori che lo costituivano vennero sostituite da abitazioni in muratura che si localizzarono nei pressi delle rupi, là dove era più facile la difesa militare, l’esposizione a mezzogiorno era favorevole e al riparo dai freddi venti del Nord, e l’aria risultava più salubre rispetto alla valle corsa dalla malaria. In tal modo il pagus si trasformò in un vero villaggio (burgus). Il primo documento scritto in cui il nome della cittadina effettivamente compare risale tuttavia soltanto al 1088, quando papa Urbano II pone il castello di Gorga sotto la giurisdizione ecclesiastica di Anagni. Il pontefice instaura così un legame amministrativo e culturale fra le due città che durerà ininterrotto per tre secoli; in tale contesto, nel 1151, le terre di Gorga furono affidate al monastero anagnino di Villamagna, e nel 1297 Gorga venne addirittura annessa al territorio di Anagni da papa Bonifacio VIII.

Sul finire del XIII secolo Gorga divenne feudo dei Conti di Segni, i quali vi eressero un castello e le conferirono così la struttura che possiamo osservare ancora oggi. I Conti la mantennero fino al 1648, quando subentrarono i Teodioli di Marsciano per un dominio breve e pessimo. Solo 11 anni dopo la Camera Apostolica requisirà infatti il feudo a causa dei debiti contratti dai nuovi signori, che avevano gravato sulla città con una cattiva amministrazione, tasse, e leggi occhiute e oppressive.

Il possesso del feudo passò dunque alla famiglia Pamphili, già feudatari della vicina Valmontone e di molti altri paesi dei dintorni, ed entrò di buon diritto nel sogno del nobile casato di costruire quello che donna Olimpia definiva “il bello stato”. I Pamphili trasformarono il torvo castello in una residenza gentilizia, segnando così nel corpo stesso della città il passaggio verso un periodo di serenità per la piccola comunità, ridotta ormai a poche centinaia di abitanti. Nel 1760 l’ultima discendente del casato, Anna, sposa Giovanni Doria, e Gorga passa sotto l’arma dei Doria-Pamphili.

Il nome di Gorga diventa noto alle cronache italiane nel 1860 poiché un suo illustre cittadino, il cardinale Vincenzo Santucci, si impegna attivamente nel tentativo di conciliazione tra Stato e Chiesa, intrapreso da Cavour e fallito per l’intransigente opposizione di Pio IX.

L’annessione al Regno d’Italia non cambia sostanzialmente le condizioni di vita degli abitanti della zona, dediti quasi esclusivamente alla pastorizia ed all’agricoltura. Per secoli, infatti, la vita delle genti gorgane è stata scandita dagli spostamenti stagionali delle greggi (transumanza), dalla tosatura, dalla produzione dei formaggi, molto apprezzati dai viaggiatori, dalla semina e dai raccolti.

Come per molte altre città lepine il cambiamento radicale sovviene nel secondo dopoguerra, quando la meccanizzazione dell’agricoltura e i grandi inurbamenti portano all’abbandono delle tradizionali attività agro-pastorali e spingono ad una forte emigrazione. Oggi la situazione demografica è sostanzialmente stabile ma fragile a causa del piccolo numero dei suoi abitanti.

Arte e Cultura

Il centro storico di Gorga si raccoglie fra i resti delle mura di fortificazione perimetrali intorno alla torre ed al Palazzo baronale dei Doria-Pamphili. Vi si accede da piazza Vittorio Emanuele II, dove campeggia la caratteristica fontana della Pastorella (1889) realizzata in occasione della costruzione del primo acquedotto moderno, forse il lavoro più bello nella carriera lepina del bravo scultore Ernesto Biondi. La pastorella raffigura una graziosa fanciulla gorgana in abiti ciociari che pascola le sue caprette nel tipico paesaggio scosceso della zona. Il Papa Leone XIII, natio della vicina Carpineto Romano, sostenne finanziariamente l’opera, e per questo egli vi viene simbolicamente ricordato con una testa leonina sul bordo della vasca.

L’impianto urbanistico del borgo segue la classica tipologia medievale-mediterranea ove le costruzioni condividono i muri confinali senza soluzione di continuità se non per viuzze, vicoli e scalinate, a volte larghi poco più di un metro, che si rincorrono fra case e botteghe. Gli unici spazi aperti, con bellissime viste, sono costituiti dalle piazzette delle tre chiese cittadine.

La Chiesa di S. Michele Arcangelo (XIII-XIV sec., con forti interventi moderni) ha struttura a tre navate con volte a crociera, pilastri e imposte in pietra locale. Presenta una facciata semplice, ingentilita da un elegante piccolo rosone, da due bifore, e da due rampe di accesso convergenti. Conserva al suo interno una croce bizantina.

La Chiesa di S. Maria Assunta ha pianta circolare sormontata da una cupola costruita con la tecnica della camera a canne e un tetto dalla forma ottagonale. Custodisce, al di sopra dei due altari laterali, due pale settecentesche che raffigurano il Cristo in Croce, S. Rocco e S. Biagio.

La Chiesa della SS. Vergine del Rosario fu eretta al centro del paese nel 1893 durante il pontificato di Leone XIII, ed è direttamente collegata al Palazzo Cardinal Santucci, attualmente sede pubblica che conserva un’importante biblioteca.

Merita il viaggio una visita alle stelle: l’osservatorio astronomico e il planetario di Gorga sono divenuti negli ultimi anni un’attrazione importante soprattutto per i più giovani, offrendo la possibilità di comprendere e osservare i fenomeni celesti con un potente telescopio ottico nell’atmosfera magica della montagna ricoperta di boschi. Il planetario ospita sovente interessanti eventi culturali. Maggiori dettagli e curiosità sul sito www.osservatoriogorga.org.

Ricorrenti sono divenute le manifestazioni organizzate presso queste due straordinarie strutture astronomiche: dal “Solstizio di Estate” ed “Osservando Saturno” del 20 giugno, alla notte di San Lorenzo, a “Guardando il Sole” il 12 agosto, alla “Notte Europea dei Ricercatori” (Settembre-Ottobre).

Enograstronomia e Prodotti Locali

La tradizione gastronomica locale ha una caratteristica inconfondibile: l’estrazione popolare, che al giorno d’oggi però rappresenta delicatezze da gourmet come le fettuccine fatte a mano al tartufo e ai porcini delle montagne di Gorga. I formaggi ovini e caprini locali, a produzione limitata, erano famosi già nel Settecento per la loro deliziosa freschezza. Da provare il castrato e, fra i dolci, la torta mantovana alle mandorle, i tortelli, gli anicini, gli amaretti, le ciambelle, e la “pizza di mezz’ora”.

Manifestazioni, Folclore, Eventi e Tradizioni

Nonostante gli abitanti di Gorga siano meno di 900 le attività e gli eventi che sono capaci di organizzare anno dopo anno sono impressionanti. I gorgani amano rievocare usi, costumi, arti e tradizioni, dicono, per valorizzare il proprio patrimonio storico; ma la sensazione è che lo facciano soprattutto perché si divertono a far cose insieme.

A Gennaio si festeggia S. Antonio Abate con la benedizione degli animali nella mattinata, e degustazione di polenta, marito (caratteristico pane giallo) e salsiccia nel pomeriggio. In primavera si rievoca la Sacra Passione di Cristo, mentre il 20 Giugno la comunità attende il solstizio d’Estate presso l’Osservatorio Astronomico ed il Planetario. L’ultima domenica di Luglio ricorre la Festa della Montagna in località Canai.

L’Estate Gorgana si svolge per l’intero mese di Agosto, in un susseguirsi di eventi e manifestazioni che spaziano dal cinema al teatro alla musica classica, al ballo, ai giochi popolari, ai festeggiamenti del S. Patrono, alle sagre tradizionali tra cui la Sagra degli Gnocchitti e delle Fregnacce, tipiche paste all’uovo gorgane. Il Presepe Vivente rievoca nel centro storico le scene della Natività, e all’occasione si riaprono le antiche botteghe fra la musica degli sampognari e la luminaria delle fiaccole.

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Sport e Natura

Da Gorga ci si può incamminare per le mulattiere che attraversano il meraviglioso teatro naturale dei Monti Lepini in suggestive escursioni verso le cime panoramiche e avventure speleologiche nel patrimonio carsico del territorio. Dal paese si giunge a piedi fino alla Fontana di S. Marino e si prosegue lungo piccole valli e creste fino alla cima del Monte Malaina attraversando boschi con sorgenti naturali e punti panoramici (6,5 km). Dalla stessa Fontana, incamminandosi tra piccole valli e pianure fino ai piani del Lontro, da dove inizia l’arrampicata per le pendici, si può raggiungere lo Sprone Maraoni (km. 7). In alternativa si può proseguire per il vicino Monte Ermo.