Segni Monti Lepini

Segni

Introduzione

Città dalle antichissime origini, Segni sorge sulle propaggini nord-orientali dei Monti Lepini in splendida posizione panoramica sulla Valle del Sacco, avvolta da una natura incontaminata, fra boschi di castagno e incantevoli paesaggi. Ricca di tradizioni, vanta un formidabile patrimonio archeologico, artistico e architettonico la cui rilevanza viene infaticabilmente illustrata da oltre un quindicennio degli studiosi che fanno capo al Museo Archeologico Comunale. Le ricerche e gli scavi condotti a Segni in questo recente periodo hanno ampiamente illustrato l’importanza e la vivacità di quella che è risultata una tra le più importanti città sia in età antica che medievale e che oggi può a ben ragione ritenersi un libro di storia aperto, una sorta di “città-museo” da percorrere sul filo dei millenni.

Cenni Storici

Le testimonianze più antiche sembrano datare l’avvio della frequentazione del monte dove oggi sorge Segni forse già all’XI secolo a.C., ma è solo con il tardo VII secolo a.C. e gli inizi del successivo che la loro consistenza inizia a divenire pienamente apprezzabile.
Con la tarda età regia Segni (ant. Signia) entra nella storia. Gli scrittori antichi ci informano infatti che la città venne fatta oggetto di due fondazioni coloniali, la prima operata dal re Tarquinio il Superbo e la seconda nei primi anni della repubblica. Con queste operazioni coloniali le forze romano-latine vollero stabilire nella delicata regione di frontiera un caposaldo strategico sul Lazio meridionale interno. Nel 338 a.C., con l’annessione del Lazio seguente la Guerra Latina, la città entra nell’orbita romana con il titolo di Civitas Foederata. Intorno agli inizi del III secolo a.C. la città conia, probabilmente per breve tempo, una propria moneta d’argento, caratterizzata dalla dicitura SEIC, e partecipa alla guerra contro Annibale fornendo truppe a Roma, e custodendo ostaggi cartaginesi. Tra il II e il I sec. a.C. avviene un grande rinnovamento urbanistico, segno evidente di una fioritura economica che comporta anche strette relazioni con l’Oriente. A questo periodo risale la riorganizzazione in forme monumentali del grande complesso incentrato sul tempio di Giunone Moneta sull’acropoli, il complesso di S. Lucia, l’area archeologica del tempio d’Ercole, i complessi sostruttivi di Largo P. Felici e via San Lorenzo, il ninfeo, o, ancora, la denominazione, chiaramente mutuata dal nome della città di Segni, del celebre cementizio impiegato nell’architettura romana nelle strutture destinate a lavorare a contatto con l’acqua, l’opus signinum, che è possibile debba tale nome proprio a una sua “messa a punto” avvenuta in qualche grande cantiere della città. In età imperiale Segni fu un opulento centro di campagna, il cui vastissimo territorio spaziava dai pascoli Lepini alla Valle Latina e la cui produzione era raffinata ed estesa.

Dal V sec. fu sede vescovile e l’antica Diocesi comprendeva i territori degli attuali comuni di Artena, Valmontone, Montelanico e Gavignano. Inserita all’interno del Ducato Romano, nella riorganizzazione operata nel territorio laziale ad opera dei Bizantini, Segni tornò a ricoprire un ruolo importante e prettamente militare, dato soprattutto dalla particolare posizione strategica e di controllo di una vasta area. Verso la metà del VII secolo salì sul soglio pontificio il segnino Vitaliano (657-672) che cercò intese tra la chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Nel corso dell’VIII secolo dal potere imperiale si passa alla supremazia pontificia, e ciò portò dei vantaggi alla città sia dal punto di vista economico, che dal punto di vista politico, sociale e culturale. Le fonti documentarie riportano la città nei secoli IX e X nell’ambito delle terre di influenza dei Crescenzi, da cui discese la famiglia dei Conti di Segni. Durante l’episcopato di Bruno (santo patrono di Segni), vissuto a cavallo dell’XI e del XII secolo, si andò intensificando il forte legame con la Santa Sede. Da Pasquale II (1099-1118), inoltre, molti papi si recarono in visita nella città lepina. È noto, dal Liber Pontificalis, che nel 1150 il pontefice Eugenio III fece erigere un palazzo a Segni vicino la chiesa di S. Pietro, che rimase per più di un secolo residenza dei pontefici per alcuni periodi dell’anno. Anche Alessandro III soggiornò per lunghi periodi a Segni e durante la sua permanenza, il 22 febbraio nel 1173, alla presenza di vescovi e abati della Campagna canonizzò il vescovo di Canterbury, Thomas Becket. Dopo solo 60 anni dalla sua morte, il Pontefice Lucio III nel 1183 santificò il vescovo di Segni Bruno. Infine, nel 1198 Lotario dei Conti di Segni salì al soglio pontificio con il nome di Innocenzo III, uno dei pontefici più importanti e più discussi della storia. Tra XII e XIII sec. Segni diviene libero comune con propri Statuti, e torna a vivere una stagione di trasformazioni urbanistiche. La maggior parte dei complessi d’età medievale, ancora perfettamente conservati e visibili, infatti, si colloca in quest’epoca. Tra questi il Palazzo della Comunità, il Palazzo Conti e il Vescovado, ma anche numerosi edifici privati, case con bottega, espressione della nascente classe borghese-mercantile. Artigiani e artisti di valore sono di casa, come Pietro Vassalleto e i celebri marmorari romani della famiglia dei “Cosmati”. Nel 1353, per far fronte alle angherie dei baroni della Campagna, la città si affidò alla signoria di Giovanni Conti. Durante la guerra di Campagna  subì gravi lutti e un terribile incendio, e divenuta feudo passò, nel 1575, a Mario Sforza. Nel 1585 il Papa Sisto V elevò Segni a Ducato (il primo duca fu Alessandro Conti Sforza). Nel 1639 il ducato fu messo all’asta; dopo alterne vicende fu infine riscattato da Livia Cesarini che diede origine alla famiglia degli Sforza Cesarini. Il 20 Settembre 1870 Segni entra a far parte del Regno d’Italia. Il resto è storia recente, con la Guerra Libica e le due Guerre Mondiali, conflitti ai quali Segni pagò un forte tributo di sangue, subendo fra l’altro un devastante bombardamento nel Marzo del 1944.

Arte e Cultura

Della Signia romana rimangono le poderose mura in opera poligonale, ancora oggi visibili per quasi tutto il perimetro attraverso uno stradello pedonale allestito all’esterno dell’intero circuito. Il grande complesso archeologico dell’acropoli, con i resti del maestoso tempio dedicato a Giunone Moneta e della grande vasca circolare, costruita a opus signinum.  Meritano una menzione i monumenti dell’area del foro, attorno all’attuale piazza S. Maria, tra cui il criptoportico costruito nella seconda metà del I sec. a.C. da due magistrati della famiglia dei Volumnii e le grande sostruzioni di Largo Pericle Felici e via San Lorenzo, che mostrano un variegato e interessante palinsesto di tecniche costruttive. Tra i monumenti visitabili anche il complesso ellenistico di S. Lucia, conservato al di sotto dell’attuale sede della XVIII Comunità Montana dei Monti Lepini. E ancora l’eccezionale ninfeo repubblicano, fontana monumentale perfettamente conservata e databile al tardo II secolo a.C., che costituisce una testimonianza fondamentale dell’architettura romana della tarda repubblica. La firma dell’architetto Quintus Mutius, miracolosamente conservata sulla parte bassa del suo prospetto principale, ne fa l’unico monumento di quell’importantissima fase di elaborazione artistica del quale conosciamo tanto la struttura quanto il nome del suo progettista, testimonianza di valore unico per lo studio di un momento formativo dell’architettura romana intera. Il Palazzo della Comunità, oggi sede del Museo Archeologico Comunale, e il palazzo del Vescovado sono capolavori medievali che si accompagnano alla chiesa di S. Pietro, costruita sui resti del tempio di Giunone Moneta; alla settecentesca chiesa del Gesù con il vicino Convento dei Padri Dottrinari, oggi sede del Comune di Segni; alla chiesa dedicata a S. Stefano con il suggestivo campanile romanico e il Convento dei Padri Cappuccini, posto immediatamente fuori il centro abitato.  Nell’imponente Cattedrale di S. Maria Assunta, ricostruita dalle fondamenta nel XVII secolo, infine, si possono ammirare magnifiche tele e cicli pittorici, opere di artisti quali Lazzaro Baldi, il Baciccio (giovanni Battista Gaulli), Francesco Cozza o i fratelli Courtois. Il Comune di Segni, tramite il suo Museo Archeologico, e la British School at Rome, ha avviato il Segni Project per gli anni 2012-2014, un programma di ricerca sulle principali aree pubbliche della città antica. I risultati sono stati impressionanti, rivelando tra l’altro uno splendido e raffinatissimo mosaico policromo a pale di mulino del I secolo a.C. e a confermare l’esistenza di un abitato dell’età del Bronzo Finale (ca. XI-X sec. a.C.).  Il Museo Archeologico Comunale di Segni, dal 2005 Marchio di Qualità della Regione Lazio, è ospitato nell’antico Palazzo della Comunità. Propone un allestimento interamente dedicato al ricchissimo patrimonio della città antica e medievale e del suo territorio: i molteplici itinerari che si snodano al suo interno divengono poi, all’esterno della struttura, singoli percorsi di visita alla città. Il percorso espositivo, oltre ad un’ampia e agevole pannellatura con plastici e ricostruzioni assonometriche, è arricchito da gruppi scultorei di notevole interesse, numerose iscrizioni sacre e funerarie, elementi architettonici decorativi e una vasta collezione di materiale ceramico di età romana e medievale. Il Museo è sostenuto da un gruppo di giovani volontari, laureati e laureandi in archeologia, architettura e beni culturali, e può così offrire regolarmente visite guidate e servizi accessori come un fornito bookshop.

Enogastronomia Prodotti Locali

Una città bimillenaria non può non avere una tradizione culinaria men che degna della sua antichità. La cucina di Segni è rinomata e si declina in maniera fantasiosa, ma sempre legata alle radici culturali del territorio, nei diversi locali cittadini.  La campagna segnina offre eccellenti micro-produzioni di carni ovine, formaggi, olio, frutta, funghi e tartufi. Ottima la cacciagione, in particolare il cinghiale, e famose per il gusto e le dimensioni le castagne, i marroni di Segni.  Ci si può affidare ciecamente ai prodotti e alle ricette locali, dalle zuppe ai numerosissimi dolci (giglietti, biscotti cresciuti, ciambelloni, crostate, ciambelline di magro, dolci natalizi a base di miele e frutta secca, pan pepati, mostaccioli, quadretti, e dolci pasquali come le ciambelle scottolate e sciroppate). Se vi capita l’occasione non fatevi sfuggire due prodotti eccellenti quanto rari: la birra artigianale ai marroni di Segni e la marmellata di permeconcini.

Manifestazioni,Folclore, Eventi e Tradizione

Le “tradizioni” non sono simulacri per turisti. A Segni feste e folclore ancora conservano quel carattere di partecipazione corale e profonda che rende una la comunità attraverso lo scorrere del tempo. Le rappresentazioni cicliche offerte ogni anno dalla città incarnano e amalgamano sacro, profano, pagano. La festa del santo patrono di Segni, Bruno, è la più sentita e la più ricca di eventi. Si festeggia il 18 Luglio, quando si svolge il Palio di S. Bruno, organizzato dal gruppo ippico locale, che comprende prove di velocità e destrezza con il cavallo. A fine manifestazione è consuetudine lo spettacolo pirotecnico sul monte Pianillo. La festa di S. Lucia (13 Dicembre) si svolge nell’antico centro storico, laddove l’antica chiesa dedicata alla santa, ove nel 1173 papa Alessandro III canonizzò Thomas Becket, venne distrutta a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ospita una fiera. La sagra del Marrone si avvicina alla sessantesima edizione ed è un evento molto divertente che vede impegnata l’intera cittadinanza con spettacoli, musica, e l’apertura di cantine e fraschette. Ha luogo durante la penultima domenica di Ottobre. Il Seicento vide una disputa a Segni intorno alla tassa per il pascolo dei maiali. Secondo il popolo essa doveva essere incamerata nei fondi comunitari, mentre i duchi Sforza di Segni volevano assumerla nelle loro casse. In attesa della sentenza giudiziaria i servitori dei signori avevano il lor bel daffare nel cercare di scacciare i maiali dal bosco a colpi di bastone e ramazze di saggina. La sentenza diede ragione al popolo, che per canzonare i potenti sconfitti istituì la Giostra del maialetto. Un maialino al quale viene appeso al collo un campanello viene liberato nella cisterna dell’acropoli, e alla presenza chiassosa dei cittadini (in particolare i bambini), dieci rappresentanti delle cinque contrade, bendati e in costume, cercano di toccarlo con una scopa di saggina. Vince la squadra che riesce a colpire più volte il maialino, ma in realtà, poiché anche ogni concorrente porta su di sé una campanella, la gara si risolve in una zuffa a colpi di saggina fra i partecipanti, con grande ilarità del pubblico.  L’accensione, al tramonto, delle caratteristiche pire dette calecare in vari punti della città, accompagnate dalla condivisione di cibo e vino durante il penultimo fine settimana di Marzo è un rito primaverile propiziatorio che pone al centro l’incontro e la solidarietà fra i cittadini. Tradizionalmente anche la legna viene offerta dalla comunità a coloro che si occupano di allestire i fuochi. Vince il falò più bello e che riesce ad ardere più a lungo. Questa tradizione era assai diffusa nel centro Lazio, ma sembra ormai essere sopravvissuta unicamente a Segni.

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Sport e Natura

Il territorio segnino è ricchissimo di meraviglia, bellezza e silenzio. I verdeggianti castagneti e le pendici dei monti coperte da faggi offrono lo spazio ideale ad escursioni a piedi e a cavallo. Nei boschi si possono raccogliere, a seconda della stagione, fragole, more e funghi. Da Segni è possibile raggiungere agevolmente in automobile il Campo, una vasta piana erbosa circondata da vegetazione mista. Dal Campo di Segni, percorrendo una mulattiera, si può arrivare al Campo di Montelanico. Più impegnativa, ma di grande soddisfazione, è l’ascesa al Monte Lupone, dalla cima del quale si gode una vista eccezionale e suggestiva.