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Roccasecca dei Volsci

Introduzione

Arrampicata su uno sperone roccioso del Monte Curio, la leggenda identificherebbe questa tranquilla cittadina con il luogo dove i Volsci eseguivano le condanne capitali, mentre altri vorrebbero vedervi il territorio ove si rifugiò il re Metabo con la figlioletta Camilla, inseguiti dal popolo in rivolta. Di fatto il paese ha un tipico impianto medioevale sicuramente sviluppatosi attorno al castello non prima del IX sec., e la sua posizione elevata, dalla chiara funzione difensiva, risulta oggi particolarmente felice per godere della vista dei circostanti, boscosi monti Alto, Serre e Curio e per far volare lo sguardo sulla Valle dell’Amaseno.  Il borgo non ha muraglie, perché le stesse case, costruite posteriormente alla rocca lungo quella che una volta si chiamava via Fuori le Mura (della fortezza) funzionavano da cinta difensiva con i loro muri perimetrali esterni. La cerchia di case era inframmezzata da tre torrette di guardia, e per accedere alla città – a parte alcuni passaggi segreti detti trabucchi, il cui uso era però proibito dagli statuti – occorreva attraversare l’unica porta, posizionata là dove oggi si trova piazza Italia. L’autonomia idrica, come in altri centri lepini, era assicurata da cisterne individuali che, sebbene in disuso, è ancor oggi possibile individuare nelle case se si osservano con attenzione i dettagli architettonici. La città, nonostante le ferite di superfetazioni moderne ed edifici in cemento armato come l’orribile casa comunale, induce un sentimento rurale dolce e intenso in colui che la visita. Il suo organismo urbano espone i valori di una civiltà contadina e pastorale frutto di millenni di sapiente adattamento ai ritmi della natura e ai bisogni degli uomini che della natura, qui più che altrove, prendono parte.

Cenni Storici

La nascita di Roccasecca dei Volsci fa parte di quel capitolo di storia che ha caratterizzato lo sviluppo urbano di tutta l’aerea lepina, cioè il fenomeno dell’incastellamento proprio del feudalesimo post-carolingio. Al vuoto di potere centrale rispondeva la nascita di nuclei locali di protezione che subito divengono potentati, spesso stridendo fino alla violenza con la crescente forza centripeta della Roma pontificia.  Rocca Sicca passò di mano più volte. I suoi primi signori, gli inquieti Conti di Ceccano, subirono le rappresaglie papali per il loro eccessivo desiderio di autonomia e, nel 1125, il pontefice Onorio II giunge a conquistare e radere al suolo la città, ottenendo così giuramento di fedeltà dai suoi feudatari. Questa prima distruzione e quella apportata nel 1499 da Carlo VIII con le sue bombarde ridurranno a poca cosa le memorie medioevali alle quali possiamo oggi attingere per ricostruire la storia di Roccasecca. Nel 1509, quando la cittadella torna ai Conti, essa risulta completamente “diruta”. Nel 1556 il feudo divenne proprietà di Giovanni Carafa, che solo due anni dopo lo rivendette a Lelio Massimo. I Massimo governarono bene Roccasecca, e la stabilità politica e lo sviluppo economico che ne risultarono lasciarono le loro impronte nelle strutture urbane e negli edifici. In particolare il cardinale Carlo Camillo Massimo II, uno dei grandi collezionisti d’arte del tempo, vi abitò stabilmente dal 1658 al 1662 curandone edifici e chiese. Nel 1762 il paese passò sotto il dominio del Marchese Angelo Gabrielli, al quale rimase fino alla totale soppressione dei feudi e all’avvento del Regno d’Italia. Roccasecca dei Volsci ha sacrificato giovani vite alla prima e alla seconda guerra mondiale, e subì, come tutti i paesi vicini, il cordoglio dello spopolamento a seguito dell’avvento dell’industria moderna. Dagli anni ’70 in poi, tuttavia, il numero dei suoi abitanti si è mantenuto pressoché costante, in controtendenza rispetto al resto della regione.

Arte e Cultura

Eretto sull’estremità più alta del colle, il castello di Roccasecca di cui alcuni resti potevano ancora essere distinti fino agli anni ’60, fu inglobato nel grande Palazzo Baronale fatto edificare dalla famiglia Massimo nel 1650. Non conosciamo il nome dell’architetto, il quale tuttavia dimostrò una notevole maestria nell’erigere un corpo insieme adatto alla difesa ed elegante, con funzione di residenza principesca. Di fronte al Palazzo è posta la seicentesca Chiesa Collegiata di S. Maria Assunta in Cielo, la quale conserva le spoglie di S. Massimo patrono della città. Offesa da furti, perdite e mercimoni, nonché da un pesante restauro moderno che ne ha cancellato la pavimentazione originale e le decorazioni pittoriche, contiene tuttavia ancora una ricca collezione d’arte. Una pregevole Annunciazione del pittore ligure Domenico Fiasella che operò a Roma nel primo quindicennio del Seicento, una Madonna del Rosario di Antonio Aquila, un Arcangelo Michele a copia di Guido Reni, una deliziosa S. Cecilia settecentesca di mano ignota, una S. Lucia di Giuseppe Camponeschi, e il trittico della Madonna di Mezzagosto (XV-XVI sec.), contornati da affreschi più che dignitosi, meritano effettivamente una visita.  La chiesetta di S. Sebastiano (XIII sec.), la Cappella della Madonna della Pace (XVII sec.), il neoclassico Tempietto di San Raffaele (1659) che espone al suo interno affreschi di Francesco Cozza e della scuola del Domenichino, e il Monastero di S. Salvatore (XI sec.) rappresentano ulteriori tappe per il visitatore curioso di comprendere una storia non facile, piena di ferite e meritevole di cura e memoria.

Enograstromia Prodotti Locali

Tra le pietanze che identificano la tradizione del paese si annoverano la minestra di fagioli con le cotiche, la polenta, i cecapreti (una pasta a base di acqua e farina), la minestra di verdure detta marinata, gli stracci o sfoglia con ragù e formaggio pecorino, il canescione o pasta di pane farcita di ricotta, e naturalmente carni ovine e caprine. Fra i dolci si distinguono per sapore e originalità i deliziosi mostaccioli, molto speziati, fatti con il miele e le noci, e le ciambelle.  La frazione montana di Lucerna, in una valle isolata al confine con il comune di Amaseno, produce diversi prodotti caseari a base di latte di bufala.

Manifestazioni, Folclore, Eventi e Tradizione

Il 17 Gennaio si celebra la Festa in onore di S. Antonio Abate con la tradizionale benedizione degli animali domestici e la distribuzione, da parte delle donne del paese, del Panusteglio do S. Antonio, in memoria del pane che miracolosamente ogni giorno un cane recava al santo malato. La notte del 18 Marzo si festeggia S. Giuseppe con l’accensione di falò al cui calore si consumano broccoletti e salsiccia e si beve il vino locale. Il Corpus Domini viene celebrato con una meravigliosa e commovente infiorata dinanzi alla Chiesa di S. Maria Assunta. La penultima domenica di Agosto è dedicata a S. Massimo, patrono di Roccasecca, mentre la settimana seguente la Sagra della Capra vale il viaggio per gustare un sapore veracemente locale.  Il secondo fine settimana di Settembre la profana Festa delle Caciottelle offre in vendita e in degustazione le caciottine realizzate ancora con metodi tradizionali dai pochi pastori rimasti.

Sport e Natura

La cima del Monte Curio è divenuta base di lancio per deltaplani e parapendii da diversi anni, e le vele colorate che solcano il cielo azzurro sono divenute ormai parte del paesaggio, aggiungendo una nota in più agli escursionisti che trovano nel territorio sentieri attrezzati e ambienti meravigliosi fra uliveti e boschi di castagno, olmi, carpini e lecci. La fauna può offrire sorprese e avvistamenti emozionanti, dal falco all’airone, e dalla volpe alla donnola.