Carpineto Romano Monti Lepini

Carpineto Romano

Introduzione

Carpineto Romano è stabilito al centro del sistema montuoso dei Monti Lepini con una logica quasi fisica e naturale attestata ininterrottamente fin dal Neolitico, quando già sullo stesso crinale emergevano da un panorama solenne di sassi aspri e infinite estensioni boscose le prime abitazioni umane. Nel territorio è possibile imbattersi in reperti neolitici, volsci e romani, fra cui i resti di ville rustiche, cisterne, mura poligonali. Ancora oggi bellissimi boschi e montagne circondano a perdita d’occhio la città.

Carpineto è collegata attraverso la strada regionale che de lei prende il nome (SR609 “Carpinetana”), al centro di un’area di circa 600 kmq delineata dalle arterie maggiori che corrono fra Roma, Frosinone e Latina, e dunque difesa e lontana dal loro traffico convulso. La città, assolata e di austera eleganza, è disposta lungo l’asse Nordovest-Sudest e domina la vista tutt’intorno. È insomma un avamposto di controllo in un’ampia zona a bassa densità e di difficile passaggio, e come tale funziona da sempre come snodo per gli scambi e i traffici che valicano la montagna. L’apparente isolamento si è tramutato così in un fattore di connessione, come dimostrano il carattere gentile e ospitale dei suoi abitanti e fatti storici curiosi. Tra questi il tradizionale commercio ittico che i nevaroli carpinetani svolsero per secoli, come conseguenza della domanda di ghiaccio delle loro montagne da parte dei pescatori pontini: scendevano a valle carichi della neve pressata e conservata sottoterra durante l’inverno, e tornavano al paese smerciando il pesce ricevuto in cambio.

La ricchezza derivata nei secoli dalla posizione e dall’industriosità degli abitanti si avverte nelle architetture gentilizie e borghesi che fra il XIII e il XVII sec. hanno reso Carpineto una delle passeggiate urbane più belle dei Lepini, variata fra i due rioni, Dammonte e Dabballe, che segnano anche nelle loro diversità fisiche un’antica rivalità.

La cittadina è attraversata da vie strette e selciate, e offre scorci e vedute ogni volta diverse, mescolando in un’armonia costruita nei secoli sacro e profano, umiltà e ricchezza.

L’ampiezza, la bassa densità e la fantastica natura orografica caratterizzata da doline e inghiottitoi, fanno del territorio carpinetano un’oasi naturalistica splendida, capace di offrire emozioni e memorie di un mondo fuori del tempo. I boschi di lecci, faggi, carpini e castagni, conservano piante rare come il tasso e varie specie di orchidee, e danno ricetto a un’ampia fauna selvatica.

Cenni Storici

Già abitata ai tempi del Neolitico, la cresta del monte Foresta vide fra l’VIII e il X sec. la fondazione a borgo di Karpineta che traeva il nome dai boschi di carpino circostanti. La prima testimonianza scritta risale al 1077, con la concessione del feudo da parte dei Canonici Lateranensi ai Conti di Ceccano. Nel 1299, con bolla papale, sono i Caetani a entrare in possesso di Carpineto, che poi passerà più volte di mano fino alla fine del Cinquecento, non senza resistenze e influenze da parte della fiera popolazione che gioca ruoli tutt’altro che passivi nei giochi del potere.

Guerricciole con i vicini per i confini, e la grande guerra tra Filippo II di Spagna ed Enrico II di Francia, insanguineranno i Lepini e Carpineto. Nel 1599 la città venne acquistata dal cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII. Egli v’insediò sua sorella Olimpia, facendone un ducato che includeva i territori dei vicini comuni di Montelanico, Gorga, Gavignano e Maenza. Il “bello stato”, come lo definì Donna Olimpia, conobbe allora il suo periodo di maggior fioritura artistica e culturale, alla quale parteciparono diversi protagonisti dell’epoca come lo stesso Caravaggio, ed è a questo periodo di pace e cultura che si deve gran parte dell’aspetto attuale di Carpineto. È l’epoca di S. Carlo da Sezze che nello studio generale del convento di S. Pietro Apostolo compose diverse opere spirituali. Donna Olimpia si sposò con Camillo Pamphili, e fu così che nel XVIII sec. la signoria del paese toccò in sorte per ragioni ereditarie al ramo dei Doria-Pamphili.
Un secondo, notevole slancio alla città fu dato dall’elezione al soglio pontificio del carpinetano Gioacchino Pecci, papa Leone XIII, che s’impegnò a sollevare il suo paese natale dalla decadenza dei tristi periodi del brigantaggio seguiti all’invasione napoleonica, quando i nomi leggendari di Diciannove, Massaroni, e Gasbarrone facevano tremare i viandanti. Il papa cambiò il volto della cittadina lepina, arricchendola di ospedali, scuole, chiese, statue e fontane pubbliche.

La storia moderna registra due grandi flussi migratori, soprattutto verso l’America del Nord, che faranno di contro affluire i risparmi dei migranti a sostegno del piccolo paese. Alla tristezza del partire si aggiungeranno i lutti della peste spagnola, della prima guerra mondiale (oltre 100 carpinetani morirono nelle trincee), e infine quelli della seconda grande guerra, con la distruzione dei ponti ad opera delle truppe tedesche, il bombardamento alleato, e le violenze sulla popolazione civile da parte delle truppe coloniali francesi.

Arte e Cultura

Carpineto Romano conserva importanti espressioni di arte medievale, rinascimentale, barocca e moderna, accomunate da un carattere locale discreto e piano.

La Chiesa di S. Maria del Popolo (XV sec.) è monumento nazionale e presenta un altare monumentale di stile aquilano. La Chiesa di S. Agostino, parte dell’omonimo convento, risale al sec. XII. Passò solo nel sec. XIV all’ordine degli Agostiniani allorquando S. Agostino divenne patrono di Carpineto. La Chiesa di S. Pietro Apostolo con il suo convento fu fatta costruire fra il 1612 e il 1628 dal cardinale Pietro Aldobrandini. All’interno vi si possono ammirare le Stimmate di S. Francesco, opera attribuita a Simon Vouet, e l’Immacolata Concezione di fra’ Diego da Tavello, nonché la statua di S. Francesco di Giovanni Duprè.

La Chiesa di S. Leone Magno venne fatta innalzare da Leone XIII nel 1888 e annovera fra le proprie opere una copia marmorea della Pietà del Sosnowski.

La Chiesa della Collegiata, risalente al secolo XVIII, e progettata da Domenico Schiera, conserva una campana proveniente dall’Abbazia di Valvisciolo (1247), una pala d’altare della Flagellazione attribuita a Giulio Romano, e la statua di Leone XIII del Lucchetti.

La Chiesa di S. Michele Arcangelo è un bell’esemplare di tardo romanico.
Il Palazzo Pecci (sec. XIII-XVIII), già castello dei Conti di Ceccano, fu casa natale del Pontefice Leone XIII e ospita il museo a lui dedicato, comprensivo della cappella e della biblioteca contenente circa 20.000 volumi, pergamene, e l’archivio della famiglia Pecci.

Palazzo Aldobrandini (XIII sec.), complesso architettonico militare di particolare importanza, offre alla visita fra le altre cose una torre campanaria realizzata del XVI sec. e la Chiesa di S. Angelo.

Enograstronomia e Prodotti Locali

La tradizione pastaia di Carpineto richiama i nomi di lacchene, mazzalaccardi e fettuccine, un trionfo se condite con il locale tartufo nero. Castagne, olive, funghi porcini, agnello, maialetto lepino sono fra le pietanze tipiche del luogo. Raccomandabili fra i dolci i tortoli e il delizioso pangiallo, a base di pinoli, mandorle, miele e bucce di agrumi.

Manifestazione, Folclore, Eventi e Tradizione

Il 17 Gennaio viene festeggiato S. Antonio Abate in onore del quale gli animali vengono benedetti. La seconda domenica di Febbraio il paesino è attraversato dai profumi dei frutti più preziosi del bosco con la Festa del Tartufo.

Il periodo più gioioso è per Carpineto Romano Agosto, quando tornano al paese i discendenti degli emigranti e numerosi villeggianti. È in questo mese che si tiene il palio cittadino, Jo Pallio della Carriera, in una profusione di rievocazioni storiche che impegnano l’intera comunità. La grandiosa e imperdibile manifestazione è legata strettamente all’antica divisione del paese nei rispettivi rioni Dammonte (S. Pietro, Jo Lago, Jo Casteglio) e Dabballe (S. Giacomo, Jo Moro, S. Agostino, Jo Curso) cioè di località situate nella parte alta e nella parte bassa dell’antico centro medioevale. Consiste in una corsa dei cavalli all’anello della quale si trova traccia in documenti d’archivio e nello Statuto cittadino fin dal 1556.

All’occasione della festa i carpinetani indossano gli abiti storici preparati con passione e maestria durante l’anno dalle tradizionali maestranze, per sfoggiarli in cortei e giochi. Sfilano cavalli e cavalieri, e si aprono le osterie storiche rionali, che portano il visitatore alla riscoperta degli antichi e dei nuovi sapori della gastronomia lepina.

Alla regina dell’autunno lepino è infine dedicata La Sagra della Callarosta, celebrata la seconda domenica di Novembre.

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Sport e Natura

Escursionismo, trekking, arrampicata, alpinismo, caccia, birdwatching, e soprattutto speleologia sono le principali attività sportive alle quali il territorio è naturalmente vocato per gli splendidi, immensi boschi che lo circondano, per le sue montagne – basti ricordare le vette del Semprevisa (1536 metri), del Capreo (1421 m) e del Lupone (1378 metri) – e le numerosissime grotte carsiche che fanno del territorio Lepino e di Carpineto in particolare un unicum nel contesto degli Appennini. Nel territorio carpinetano si sono censiti oltre 160 fra inghiottitoi e grotte. Tra queste le più interessanti sono l’Abisso Consolini, la più profonda (238 metri) e l’Ouso di Pozzo Comune (185 metri). La natura carsica delle rocce fa sì che l’acqua si inabissi tra le fenditure per sgorgare più in basso lungo le pendici, rendendo aride le cime delle montagne. I sentieri, spesso antichi, portano in luoghi selvaggi dove è ancora possibile incontrare fauna altrove scomparsa. Fra i volatili la poiana, il gheppio, l’astore, il gufo, il passero solitario. Fra i mammiferi la martora, il tasso, la lepre, lo scoiattolo. Non molti sanno che sui Monti Lepini fioriscono, tra l’altro, numerose specie di orchidee.

Carpineto è attrezzata, oltre che con un importante ostello e un ospitale convento, con aree camping assai suggestive.