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Carnevale Setino

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IL CARNEVALE DI SEZZE

ORIGINI MITOLOGICHE DI PEPPALACCHIO

Sezze è uno di quei pochi paesi italiani che ha proprie maschere carnevalesche: “ Peppalacchio” e    “Peppa”. Peppalacchio è un fantoccio di canne e paglia, simbolo della cultura contadina, porta appese alle braccia le “saraghe” (aringhe affumicate) e si sposa il Giovedì Grasso con Peppa, altro fantoccio. Due maschere umili, senza “dignità” teatrale e letteraria,  nate dalla fantasia popolare, che in quei giorni dell’anno diventano il simbolo del divertimento.

Il Giovedì Grasso, giorno d’inizio del Carnevale di Sezze, “gli sposi” vengono sistemati su un carro trainato da un cavallo (sul carro c’è sempre una botte di vino) e seguito da un corteo formato da un gruppo sonoro munito di antichi strumenti musicali e, in particolar modo di “cuticù” (strumenti musicale a frizione ad acqua); dal gruppo e canoro che canta e recita; da bambini mascherati. Il corteo attraversa le vie del centro storico urlando, suonando e cantando più volte la famosa “canzone di Peppalacchio”:

“La dì di giovedì grasso,

s’ha sposato Peppalacchio,

si l’ha messa sotto ‘mbraccio

i l’ha purtata a culicà!

Quando fu la mezzanotte

si senteua nu gran rumoro

era Peppo co la moglie

che si steuano a culicà!”

Durante la sfilata, sia bambini che adulti intonano altre filastrocche dialettali caratteristiche del Carnevale che ricordano il senso delle orge alimentari che si effettuavano prima del digiuno della Quaresima.

Il corteo si ferma in ogni piazza della cittadina e i due fantocci vengono uniti in matrimonio in maniera burlesca da altri due personaggi: il “sindaco” e il “prete”.
La cerimonia, infatti, può essere religiosa o civile. Da qualche anno il matrimonio viene celebrato congiunto dai due personaggi rispettando così l’usanza odierna: prima è il sindaco a dare inizio alla cerimonia, poi il prete con il rito religioso.
Al seguito dei due personaggi ci sono bambini e ragazzi vestiti da chierichetti e da impiegati comunali: eleganti, baffi lunghi e cappelli a cilindro, ecc.

Il Martedì Grasso Peppalacchio viene messo al rogo accompagnato dai pianti della moglie (una donna vestita di nero che intona il pianto funebre dialettale):

“Ohiiiiiiii!! Ohi Peppo meo!!

Mi su ita a lassà solaaaa!!

Accomme faccio mòòò!!!

Con il rogo termina il carnevale e un tempo il popolo traeva auspici per la nuova stagione: si credeva che una volta bruciato il fantoccio, lo spirito del male moriva e il terreno coltivato dava buoni frutti. C’era chi cercava di ricavare i presagi per i raccolti della nuova stagione. Era convinzione della popolazione che le fiamme alte avrebbero portato una raccolta proficua.
Nella simbologia della cerimonia, Peppalacchio rappresenta il vecchio anno che muore e per mezzo del rogo si purifica e fonda la stagione dei raccolti. Al contrario, Peppa è la Terra Madre fecondata (è già incinta prima di sposarsi) e, restando viva, la sua fertilità diviene garanzia di una stagione propizia.

Nel libro “Il Carnevale di Sezze” – Origini mitologiche di Peppalacchio, gli Autori avanzano l’ipotesi che sotto le spoglie moderne di Peppalacchio  si celino quelle più antiche di Priapo, figlio di Dioniso e di Afrodite il quale era anche protettore dei giardini e dei raccolti.
Nell’antica Roma il fantoccio veniva conficcato in terra a proteggere gli orti, proprio come uno spaventapasseri.

Molte sono le somiglianze tra la maschera di Sezze e Priapo:

  • Priapo come Peppalacchio è uno spaventapasseri;
  • Priapo fa parte del corteo dionisiaco (è figlio di Dioniso) e viene festeggiato dai partecipanti al corteo; anche Peppalacchio è festeggiato da un corteo;
  • A Priapo venivano dedicati canti, poesie e filastrocche chiamati “priapei”; a Peppalacchio è stata dedicata la canzone principale;
  • Priapo è conosciuto per la sua bruttezza tanto che Afrodite, sua madre, lo disconosce; anche Peppalacchio è brutto, con una testa grossa. Ancora oggi a Sezze per sottolinearne la bruttezza ad una persona si usa dire: “su brutto accomme a Peppalacchio”;
  • Nelle feste dionisiache e in quelle dedicate a Priapo (il dio è anche il protettore delle vigne), bere il vino assume una particolare importanza; il Giovedì Grasso sul carro che trasporta gli sposi c’è una botte di vino da offrire ai partecipanti al corteo.

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