copfocusartebassiano

Chiesa di Santa Maria della Piazza

La piccola chiesa di Santa Maria della Piazza (ill. 1) nasce come parte di un convento benedettino del XII secolo. Rappresenta il nucleo centrale da cui si sviluppò l’antico Borgo Medievale di Bassiano. Secondo la tradizione la chiesa avrebbe ospitato un piccolo gruppo di monaci benedettini cassinesi in fuga dall’abbazia di Santa Maria delle Pezze, situata ai piedi della collina di Bassiano e distrutta dai soldati di Federico Barbarossa nella seconda metà del sec. XII. Le truppe imperiali transitavano nel territorio per punire il castello di Ninfa, che aveva ospitato l’incoronazione del papa nemico Alessandro III.
Santa Maria si sviluppa su due livelli: l’oratorio in alto e la sala capitolare in basso, con ingresso dalla sottostante via delle Mura. La facciata, tipico esempio di architettura protoromanica, nel XVII secolo fu sopraelevata di circa tre metri (le due falde, in origine, terminavano nel colmo del tetto coronato da una piccola cella campanaria. La lunetta che sormonta il portale d’ingresso reca un affresco, molto rovinato, con l’immagine del Cristo benedicente, riferibile al XIII-XIV secolo. All’interno della chiesa, nella zona absidale, sono ancora visibili due affreschi: un’Incoronazione della Vergine e, sulla destra, Sant’Antonio abate (ill. 2). Sul lato sinistro dell’unica navata, è la piccola cappella dell’Addolorata, ove era conservato un olio su tela, realizzato nel 1811 dal pittore sermonetano Antonio Fiorentini, attualmente conservato nella sacrestia della chiesa di Sant’Erasmo. Dall’inizio, degli anni sessanta, la chiesetta di Santa Maria della Piazza non è più adibita al culto.

ill.2 : Affresco raffigurante Sant'Antonio Abate.
ill.2 : Affresco raffigurante Sant'Antonio Abate.
ill.3 : Domenico Fiorentini, "La circoncisione di Gesù".
ill.3 : Domenico Fiorentini, "La circoncisione di Gesù".

Banchetto di Erode

L’affresco, di piccole dimensioni (55×60 cm) è del XIV sec. e adorna la base dell’arco d’ingresso, sulla destra. La scena si svolge intorno ad un tavolo e le figure dei protagonisti si stagliano contro una grande tenda azzurra (ill. 5). Si riconoscono, da sinistra, la guardia che porta in tavola il bacile con la testa del Battista, il re Erode Antipa, sua moglie Erodiade, un commensale (forse il committente) che solleva le braccia per lo sgomento e, più a destra, la piccola figura di Salomè. La decapitazione di Giovanni Battista è uno temi più trattati nell’iconografia cristiana a partire dal Medioevo. Nei Vangeli di Marco e Matteo si narra che durante un banchetto fatto allestire da Erode, la figliastra Salomè danzò dinanzi a lui. L’entusiasmo fu tale che Erode, impulsivamente promise alla giovane che avrebbe esaudito ogni suo desiderio “fosse pure metà del regno”. Istigata da Erodiade, sua madre, Salomè chiese la testa del Battista sopra un piatto. Erode, benché contrariato, tenne fede alla promessa.

San Sigismondo

Sul cartiglio è la scritta: “S. Sigismundus libe[ra]tor de o[m]nibus febris quas devotione me rogat ego liberabo.” L’affresco con l’immagine di San Sigismondo è del XIV sec ed ha una dimensione di 120×60 cm. È tra i più interessanti tra quelli che decorano l’arcata laterale della navata sinistra ed anche uno dei meglio conservati (ill. 6). La scritta del cartiglio – “Io San Sigismondo liberatore libererò da tutte le febbri chi mi prega con devozione” – allude alla guarigione ottenuta grazie all’intercessione del Santo ed è ancora perfettamente leggile. San Sigismondo, re dei Burgundi, visse nel VI secolo. Si macchiò di gravi colpe, ma espiò vivendo come monaco nel monastero di Agauno (oggi St. Moritz). Durante la guerra contro i Franchi fu catturato e fatto affogare in un pozzo con la moglie ed i figli. In passato veniva invocato contro la malaria. Al di sotto di quest’affresco è visibile una figura attualmente illeggibile, ritratta a mezzo busto, di cui si scorge parte dell’aureola.

ill.6 : Chiesa di San Nicola, "San Sigismondo".
ill.6 : Chiesa di San Nicola, "San Sigismondo".

Il Castello (Frans van de Kasteele detto), Ascensione, 1599.

Olio su tela cuspidata cm. 400 x 240, restaurato nel 1982.

Iscrizioni: nel margine inferiore è la scritta riportata da A. Lambiasi nel 1942: EX LIGNO QUINQUAGINTA SIMEONIS AC ELEMOSINA DUCIS COMMUNITATIS AC PIARUM PERSONARUM FRANCISCUS DE CASTELLO FLANDER ROMAE 1599 DEPINXIT.

Il grandioso dipinto dell’Ascensione (ill. 8) fu realizzato per il Giubileo del 1600, indetto da papa Clemente VIII il 19 maggio del 1599. Il 20 maggio ricorreva l’Ascensione. Campeggia al centro del catino absidale ed è opera del fiammingo Frans van de Kasteele (Bruxelles 1541 – Roma 1621) e rimanda nell’impaginazione a modelli già noti, quali la Trasfigurazione di Raffaello, complessa “macchina” che il Castello quasi certamente conobbe durante il suo soggiorno romano. L’artista, in questo caso, sembra attenersi fedelmente alle Scritture ed alle rigide leggi che regolamentano l’iconografia dell’Ascensione. Suddivide l’opera in due zone ben distinte, una inferiore ed una superiore: cielo e terra. In alto Cristo è assunto in cielo all’interno di una mandorla luminosa, mentre gli angeli si rivolgono agli Apostoli dicendo: “Uomini di Galilea, perché state guardando verso il cielo”; più sopra, sulla cuspide triangolare, si riconoscono il Padre e la colomba dello Spirito Santo. Nella parte inferiore, tra i numerosi personaggi che assistono all’ultima apparizione di Cristo, si riconosce la Vergine, un po’ defilata sulla sinistra e, in primo piano, i santi Erasmo e Francesco. Oltre San’Erasmo, che indossa la tradizionale mitra del vescovo, si scorge di spalle e con la veste rossa, San Giovanni Evangelista. Presso il Museo Diocesano di Sermoneta si conserva una grande pala (olio su tela cm 337 x 218) con San Michele Arcangelo che scaccia i demoni (nel registro superiore compare l’Incoronazione della Vergine) dipinta dal Castello nel 1595 per l’altare maggiore dell’omonima chiesa sermonetana.

Il Santuario del Crocefisso

È situato a circa 3 chilometri dal centro abitato (ill.9), in località Selva Scura; prende il nome dal celebre Crocifisso ligneo custodito al suo interno, scolpito nel 1673 da fra’ Vincenzo Pietrosanti (+ 1694). Abitato fin dall’origine – XII-XIII secolo – dai frati francescani detti Fraticelli o Bisocchi, il piccolo edificio a due piani presenta un porticato attraverso il quale si accede ad una cappella di forma rettangolare a due navate (m. 10 x 3,80) detta della Madonna delle Palme. All’interno è la bella Madonna del latte, (in. sec. XV, affresco cm. 182 x 112), la Madonna il trono col Bambino, sec. XVI (ill. 10) – affresco staccato di cm. 173 x 149 – e San Giacomo pellegrino, fine sec. XVI, altro affresco staccato di cm. 297 x 204. Dalla piccola navata laterale, percorrendo una breve galleria, si giunge alla suggestiva grotta naturale (ill. 11), che in passato fungeva da luogo sacro, ove tuttora sono conservati numerosi affreschi databili alla prima metà del XV secolo. Di forma rettangolare (m. 7,20 x 10), presenta il tetto con stalattiti e sporgenze ed un piano di calpestio purtroppo ribassato di oltre un metro nel corso dei restauri del 1978, che hanno falsato il punto di vista prospettico delle pitture. Gli affreschi sono quasi certamente opera degli stessi Fraticelli che vivevano nel Santuario. Nell’impostazione iconografica, così come nel linguaggio, si avverte spesso una certa ‘arcaicità’ – peraltro non così infrequente nella pittura laziale della prima metà del Quattrocento – che non inficia il rilievo storico e documentario dei dipinti. Insieme con i cicli dell’Oratorio dell’Annunziata di Cori e quelli delle chiese di San Giovanni Evangelista e di San Benedetto a Priverno – essi costituiscono uno dei più interessanti documenti pittorici presenti nel nostro territorio. Gli affreschi sono stati restaurati circa venti anni fa. Le scene, disposte ad emiciclo, raffigurano, rispetto all’ingresso, da destra verso sinistra: Madonna col Bambino in trono, Maddalena, Annunciazione (ill.12), Crocifissione con San Giovani Battista e San Giovanni Evangelista, Cristo in trono con quattro santi, Sant’Anna con la Vergine Bambina, San Leonardo, Incredulità di Tommaso, San Giorgio. Attigua alla grotta è la Cappella rotonda, costruita sul finire del ‘600 per ospitare la grande scultura in legno (ill. 13) del Crocifisso (1673), opera di Vincenzo Pietrosanti, interamente restaurata nel 1975.

ill.9 : Santuario del Crocefisso.
ill.9 : Santuario del Crocefisso.
ill.1 : Chiesa di Santa Maria della Piazza, la facciata.
ill.1 : Chiesa di Santa Maria della Piazza, la facciata.

Sant’Antonio Abate

Il dipinto con Sant’Antonio abate è collocato sulla destra del catino absidale, è un’affresco delle dimensioni di 127 x 62 cm. La figura del Santo – che reca con sé il tradizionale bastone a tau ed il pesante libro della Regola da lui redatto durante gli anni di eremitaggio – è ritratta frontalmente e si presenta contornata da una spessa linea nera, ben visibile sul nimbo e sulla tonaca. Di buona qualità stilistica appare, in particolare, il volto di Sant’Antonio, con la fronte leggermente corrugata, il lungo naso sottile e la fluente barba bianca, nel quale si può cogliere la cifra di un’artista non privo di talento. Sant’Antonio abate, tra le più grandi figure dell’ascetismo cristiano, visse eremita nell’alto Egitto tra il 251 ed il 356. “Padre dei monaci”, è considerato l’iniziatore del monachesimo. Viene invocato contro l’herpes zoster, chiamato popolarmente “fuoco di sant’Antonio”. Nei centri lepini il culto di Sant’Antonio abate era particolarmente diffuso in quanto protettore degli animali ed una originale cerimonia era legata alla sua figura: sino alla metà del secolo scorso, era usanza, il 17 gennaio, festa del Santo, portare gli animali domestici presso la chiesa più vicina per la tradizionale benedizione.

Chiesa di San Nicola

La chiesa di San Nicola, risalente all’epoca romanico-gotica (XII-XIII sec.), ha subito nel corso dei secoli sostanziali modifiche – risultando parzialmente distrutta nel corso della II guerra mondiale – ed appare oggi, nella sua struttura, completamente asimmetrica. L’interno della chiesa – quasi interamente affrescato – è costituito da una navata centrale, da una piccola navata laterale sinistra, e da un transetto con una cappellina dedicata a San Marco. L’acquasantiera sulla destra della porta d’ingresso ha per base un capitello rovesciato di stile gotico-cistercense e di scuola fossanoviana (probabilmente del ‘200). Nella navatella sinistra è una grande tela di Domenico Fiorentini, La circoncisione di Gesù, del 1784 firmata e datata dall’artista nell’angolo inferiore a sinistra (ill.3).

Di particolare interesse l’ambone in pietra (ill. 4) appoggiato ad un muro di sostegno e sostenuto da una colonna con base ornata (probabilmente un capitello rovesciato). La chiesa è stata restaurata nell’anno 2000.

ill.4 : Chiesa di San Nicola, ambone in pietra.
ill.4 : Chiesa di San Nicola, ambone in pietra.
ill.5 : Chiesa di San Nicola, affresco raffigurante il "Banchetto di Erode"
ill.5 : Chiesa di San Nicola, affresco raffigurante il "Banchetto di Erode"

Chiesa di Sant’Erasmo

Collocata nel punto più alto di Bassiano, la chiesa di Sant’Erasmo fu edificata tra XII e XIII secolo e dedicata al Santo patrono del paese. I numerosi interventi di restauro – rilevanti quelli del 1587 a seguito di una parziale distruzione causata dalla caduta di un fulmine – hanno radicalmente alterato la costruzione originaria, tanto che, a seguito dei lavori del 1852, si può tranquillamente parlare di riedificazione dell’edificio ecclesiastico. La struttura esterna ricalca le linee dell’architettura classica, presentando una facciata piana, in stile ionico moderno, con un piccolo rosone in alto. L’interno è diviso in tre navate, di cui la centrale è larga il doppio delle navate laterali; dietro l’altare maggiore è presente una abside semicircolare dove è collocato il coro ligneo di notevole fattura, datato 1852. Numerosi sono i dipinti – a fresco e su tela – conservati al suo interno. In una nicchia laterale è la statua lignea di Sant’Erasmo – martire siriano originario di Antiochia (III-IV sec.) o santo regionale (Formia) – mentre il busto reliquario del Santo è depositato nella sagrestia. Nella chiesa è anche un fonte battesimale il cui catino è sorretto da un leone portante; di particolare interesse è il cinquecentesco tabernacolo per l’olio degli infermi, in marmo murato sulla parete, la cui cimasa è stata ugualmente murata sul portale dell’ingresso (ill. 7). La chiesa di Sant’Erasmo è stata restaurata nel corso del 2002.

ill.7 : Chiesa di Sant'Erasmo, lunetta.
ill.7 : Chiesa di Sant'Erasmo, lunetta.
ill.8 : Chiesa di Sant'Erasmo, "Ascensione".
ill.8 : Chiesa di Sant'Erasmo, "Ascensione".
ill.10 : Santuario del Crocefisso, "Madonna in trono con bambino".
ill.10 : Santuario del Crocefisso, "Madonna in trono con bambino".
ill.11 : Santuario del Crocefisso, la grotta.
ill.11 : Santuario del Crocefisso, la grotta.
ill.12 : Santuario del Crocefisso, il Crocefisso ligneo.
ill.12 : Santuario del Crocefisso, il Crocefisso ligneo.
A cura di:
Ferruccio Pantalfini
Vincenzo Scozzarella

Annunciazione

Affresco cm. 155 x 170
Nel libro posto sul leggio è la seguente scritta: ECCE/ VIR/ GOCO[N]/ CIPI/ ETE/ TPARI/ ETFIL/ IUM/ ETVO/ CABIT.

Questo affresco è tra i più interessanti e meglio conservati dell’intero ciclo. Sulla sinistra, l’arcangelo Gabriele, che con le grandi ali spiegate occupa metà della scena, regge uno scettro sormontato dal giglio araldico, simbolo di castità e purezza. A destra, la Vergine compare, con il ventre già prominente, rivolta verso l’osservatore e le braccia levate in alto. Al di sopra del suo nimbo, sulla sinistra, si può scorgere la colomba dello Spirito Santo. La Madonna appare seduta su di un grande cuscino all’interno di una piccola edicola, che allude alla stanza in cui accade il sacro evento. I Vangeli apocrifi – che tanto hanno influito sull’iconografia cattolica – insistono sul fatto che, fin dalla prima infanzia, Maria avesse sempre avuto nella casa una stanza tutta per sé. Accanto a Lei è il tradizionale leggio con il libro aperto che, secondo san Bernardo, riporta la famosa profezia di Isaia: 4 “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio” (Isaia 7, 14). Il dipinto presenta evidenti richiami all’arte di Pietro Cavallini e questo ha fatto supporre, in passato, la presenza di un suo allievo nell’equipe di artisti impegnati ad affrescare la grotta del Santuario.

ill.13 : Santuario del Crocefisso, grotta, "Annunciazione".
ill.13 : Santuario del Crocefisso, grotta, "Annunciazione".