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Da Pietro Coleberti a Niccolò Circignani: Il Rinascimento nei Lepini

Per raccontare l’esperienza storico-artistica nei monti Lepini tra ‘400 e ‘500 è necessario sottolineare la posizione geografica dell’area posta tra la Campagna Romana e Marittima, tra Roma e Napoli. Essa risentiva dell’egemonia, anche artistica, del sistema politico-culturale campano a sud e dello Stato Pontificio a nord, che si esprimeva, direttamente e indirettamente, attraverso le famiglie nobiliari che detenevano il potere politico-territoriale anche eleggendo papi e vescovi. Durante il XV secolo il rapporto tra centro e periferia diviene più labile e l’area conta individualità cittadine capaci di autonome elaborazioni culturali che disegnano un profilo della produzione artistica più originale. E’ il caso del Coleberti e del Siciolante che affievoliscono i vincoli con i centri di origine, teatro di esordi, sviluppando una carriera matura a Napoli e a Roma e, in seguito, in altri principati.

Dal punto di vista del linguaggio, soprattutto agli esordi, il periodo risente ancora dell’eredità medievale (fondi oro, linearismo bizantino), come risulta evidente nell’arte sacra che documenta la fede, la cultura e la storia dei luoghi nell’intreccio tra committenti, artisti e fruitori. Testimonianze di questa stagione artistica sono rintracciabili in tutto il territorio. Sul versante nord dei Lepini a Segni, nella chiesa di S. Pietro, sono conservati gli affreschi con S. Sebastiano dei primi anni del sec. XV, con la Madonna in trono con il Bambino e i SS. Lorenzo e Stefano della fine del sec. XVI. A Carpineto Romano nella chiesa di S. Maria del Popolo sono visibili alcuni affreschi con le Storie della Vergine e la Madonna del Rosario del XVI secolo e nel S. Michele Arcangelo è conservata una Flagellazione, attribuita a Giulio Romano (Roma, ultimo decennio del sec. XV – Mantova, 1546).

Sul versante meridionale dei Lepini, si incontra Norma, dove nella chiesa di S. Maria è custodita una Annunciazione, olio su tavola del primo quarto del sec. XVI, già attribuita a Lello da Velletri (attivo in Umbria nella prima metà del sec. XV) e sono visibili due affreschi, un S. Antonio Abate dei secc. XV-XVI e una Vergine con il Bambino tra i santi Antonio di Padova e Barbara del sec. XVI.

All’interno del territorio a Roccasecca dei Volsci, nella chiesa barocca di S. Maria Assunta in Cielo, è visibile il trittico su tavola della Madonna in trono tra santi, attribuito ad Antoniazzo Romano (attivo nel Lazio tra il 1460 e il 1510). Nella chiesa di S. Maria Assunta in Cielo di Maenza è conservato il dipinto murale della Madonna delle cerase del sec. XV, staccato dalla vicina chiesa di S. Giacomo, in passato attribuito al pittore privernate Pietro Coleberti (attivo nel Lazio nella prima metà del XV secolo).

A Priverno, sua città natale e centro nevralgico del tardo medioevo, nella chiesa di S. Benedetto è un importante frammento con la Vergine annunziata. La figura della Vergine, affiancata da un leggio, è inserita in una loggia aperta con il pavimento a mattonelle e una balconata sulla parete frontale. Dell’angelo si intravede soltanto il giglio e un lembo della veste; nelle chiesa di S. Antonio abate si conservano altri affreschi riferibili alla sua scuola.

Negli altri maggiori centri di produzione artistica, come Cori, nell’Oratorio dell’Annunziata, edificato allo scadere del Trecento ed interamente decorato in diverse fasi, nella prima metà del XV sec. alcuni affreschi illustrano le Storie dell’Antico e Nuovo Testamento, il Giudizio Universale; altri sono per lo più immagini a carattere devozionale come la Madonna del latte, la Pietà, unitamente a quelle di numerosi santi quali Pietro, Giovanni Battista, Benedetto. Nella Cappella del Crocifisso della chiesa di S. Oliva gli affreschi della volta, di autore ignoto e suddivisi in grandi riquadri e databili al 1533, narrano, come già nell’Oratorio dell’Annunziata, le Storie dell’Antico e Nuovo Testamento; quelli dell’abside, riconducibili alla mano di Desiderio da Subiaco (attivo nel Lazio nella seconda metà del sec. XV), appaiono in gran parte rimaneggiati e rappresentano l’Incoronazione della Vergine.

La presenza dell’Artista è citata anche per alcuni affreschi nel Castello Caetani di Sermoneta e per il Giudizio Universale della controfacciata nella collegiata di S. Maria. Nella lunetta del portale d’ingresso – pregevole opera del Coleberti databile al 1422 – compaiono la Vergine ed il Bambino tra un Santo Vescovo (Epafrodito?) e San Pietro. Ancora all’interno della chiesa spicca la tempera su tavola della Madonna degli Angeli, fatta dipingere nel 1457 a Benozzo Gozzoli (Firenze, 1421 – Pistoia, 1497), come ringraziamento dopo la terribile pestilenza che seminò la morte nel territorio laziale. La Vergine è circondata da due schiere di angeli – le nove gerarchie celesti – e tiene in grembo un modello della città. Nel Castello si conserva la prima opera documentata di Girolamo Siciolante (Sermoneta 1521 – Roma 1575), la Madonna col Bambino ed i santi Pietro, Stefano e Giovannino, realizzata nel 1541 su incarico di Camillo Caetani, signore di Sermoneta. L’opera, un olio su tavola di grandi dimensioni, fu conservata nella chiesa dell’abbazia di Valvisciolo sino alla metà dell’Ottocento, quando i Caetani ne decisero il trasporto a Roma. Dal 1970 è stata trasferita a Sermoneta presso il Castello nella cosiddetta Sala del Cardinale. La Pala, non firmata, è datata 1541 e fu dipinta, secondo il Vasari, quando l’artista era ventenne. Sempre a Sermoneta si conservano altre due importanti testimonianze dell’Artista: gli affreschi della Cappella Caetani nella chiesa di S. Giuseppe e la grande tavola con l’Incoronazione della Vergine esposta nel Museo Diocesano. I primi, commissionati da Bonifacio Caetani, vengono datati intorno al 1550 e rappresentano la Madonna col Bambino, San Girolamo, San Bonaventura e Scene dall’Antico e Nuovo Testamento. La splendida Incoronazione della Vergine – già nella chiesa di S. Michele – è un dipinto della maturità in cui abilmente si fondono influssi emiliani – dal Correggio al Garofalo – conquelli veneto-romani di Sebastiano del Piombo, artista al quale Siciolante si ispira in più di un’occasione.

Al tardo Rinascimento appartengono gli affreschi che decorano il presbiterio (San Benedetto, San Bernardo, San Pietro e San Paolo) e la cappella di San Lorenzo (Storie della vita e del martirio del Santo) nella chiesa dell’Abbazia di Valvisciolo, a pochi chilometri da Sermoneta. Si debbono a Niccolò Circignani detto il Pomarancio (Pomarance, 1524 c. – Città della Pieve, 1596) e furono realizzati su commissione del duca Onorato IV Caetani e del fratello Cardinale Enrico, abate commendatario di Valvisciolo. Appaiono come tipica espressione del tardo manierismo romano, e furono commissionati in occasione della visita di papa Sisto V nel ducato dei Caetani (1589).

Vicino a Bassiano nel Santuario del Crocifisso, su una parete della omonima cappella, è visibile l’affresco staccato con la Madonna delle Palme di scuola umbra del sec. XVI, su una parete della omonima cappella; nella adiacente grottanaturale, che in passato fungeva da luogo sacro, sono visibili numerosi affreschi databili alla prima metà del sec. XV, tra cui la grande Annunciazione. Per la chiesa di S. Nicola fu dipinto il Cristo benedicente, piccola e pregevole tavola dipinta ad olio dal Siciolante tra il 1566 e il 1568. Il Cristo a mezzo  di San Giovanni: “Ego sum via veritas et vita”.

A Sezze nel complesso monumentale dell’antica basilica di S. Maria, risalente al sec. III d.C., rielaborata prima dalle maestranze cistercensi e modificata nel XVI secolo, è possibile ammirare l’icona, firmata e datata 1472, di Cristo Salvatore di Giovanni da Gaeta (attivo dal 1448 al 1472). Sul margine dell’abitato all’interno dell’antica parrocchiale di Santa Lucia sono visibili, tra gli affreschi, due cicli del sec. XVI rappresentanti la Genesi e il Giudizio finale.

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