Carpineto Romano: San Francesco in Meditazione di Caravaggio

Nell’intreccio complesso di arte, storia e fede, pochi racconti sono affascinanti quanto quello del San Francesco in meditazione di Caravaggio, un dipinto che seppure esposto a Palazzo Barberini (Roma), affonda le sue radici più profonde nel territorio di Carpineto Romano.
È proprio Carpineto Romano che ha custodito per secoli – quasi nell’ombra – uno dei capolavori del Merisi. La scoperta avvenne in modo inaspettato nel 1968 nella chiesa di San Pietro Apostolo. La storica dell’arte Maria Vittoria Brugnoli riconobbe nell’umile tela conservata dai Frati Riformati un’opera straordinaria. Un San Francesco segnato da una luce gelida e drammatica, con il volto rigato di rosso per il freddo – dettaglio di un realismo così intenso da poter appartenere solo al genio di Caravaggio. Da lì, una serie di studi, restauri e indagini scientifiche condussero, nel 2000, alla definitiva attribuzione dell’opera a Michelangelo Merisi da Caravaggio, restituendo così alla storia dell’arte uno dei suoi tasselli più affascinanti. Eppure, il quadro non è solo una questione di autografia, è una questione di identità per il territorio di Carpineto, terra che diede i natali a Papa Leone XIII, città fiera della sua identità culturale e religiosa. È nei suoi vicoli che si respira ancora l’atmosfera di devozione e raccoglimento che anima il dipinto, ed è nelle sue chiese e nelle sue pietre che la memoria dell’opera si è radicata profondamente. Per questo, quando il dipinto fu trasferito a Roma, la comunità si mobilitò. Non si trattava solo di arte, ma di appartenenza. Il San Francesco forse realizzato da Caravaggio durante la sua fuga nel 1606 nei feudi dei Colonna – alleati degli Aldobrandini e vicini a Carpineto – fu successivamente collocato nella chiesa di San Pietro per volere del cardinale Pietro Aldobrandini. Non sappiamo se la committenza fu sua, della famiglia Colonna o di Olimpia Aldobrandini, ma ciò che è certo è che il quadro fu lì, nella cittadina laziale, a parlare ai fedeli per quasi quattrocento anni e Carpineto lo ha sempre sentito come suo. Nel 1990, in occasione di una mostra che segnò il ritorno temporaneo dell’opera, migliaia di visitatori accorsero ad ammirarlo. Nel 2010, per la visita di Papa Benedetto XVI, l’opera tornò ancora, a suggellare il legame tra la comunità e il dipinto. Un legame che ha dato vita anche al Museo di Palazzo Aldobrandini, simbolo del desiderio dei carpinetani di mantenere viva quella memoria.


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