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IL NINFEO DI Q. MUTIUS.

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Il Ninfeo di Q. Mutius a Segni, fontana monumentale perfettamente conservata e databile al tardo II secolo a.C. – inizi I sec. a.C., costituisce una testimonianza fondamentale dell’architettura romana della tarda repubblica. L’eccezionalità del monumento è data tuttavia dalla presenza di un’iscrizione, ben visibile nella decorazione a mosaico rustico al centro del prospetto principale del ninfeo. Qui, in una cornice formata da gusci di telline e sullo sfondo di un mosaico bianco a tessere irregolari di calcare, si legge, in lettere greche formate da perline di blu egizianio, la firma dell’architetto che progettò il ninfeo: Quintus Mutius. La firma dell’architetto ne fa l’unico monumento di quell’importantissima fase di elaborazione artistica del quale conosciamo tanto la struttura quanto il nome del suo progettista, testimonianza di valore unico per lo studio di un momento formativo dell’architettura romana intera.

Il Ninfeo di Segni doveva fare parte di un più ampio complesso, del quale conosciamo oggi solo alcune poderose strutture di contenimento in opera poligonale e opera incerta che delimitavano una grande terrazza artificiale.

Il Monumento

Fin dalla sua scoperta e prima edizione scientifica nel 1995, dovuta agli studi di Francesco Maria Cifarelli, il Ninfeo di Q. Mutius è stato riconosciuto come una delle più importanti testimonianze dell’architettura romana del tardo ellenismo. La fontana monumentale, databile al tardo II – primi anni del I secolo a.C., è quasi perfettamente conservata: è composta da un piccolo ambiente, aperto verso valle, con le pareti articolate da nicchie e lo spazio interno occupato da un’ampia vasca. Splendidamente conservata la decorazione parietale: le nicchie sono trasformate in selvaggi antri naturali da uno spesso intonaco arricchito di pietre pomici, mentre attorno al loro profilo corrono fantastiche architetture disegnate da conchiglie e perline di “blu egiziano”.

L’eccezionalità del monumento è data dalla presenza, conservata in una tabella posta al centro del prospetto principale, della firma dell’architetto responsabile, fra tardo II e primi anni del I secolo a.C., della sua progettazione: Q. Mutius. Si tratta probabilmente di uno dei massimi architetti dell’epoca, greco di nascita e appartenente a quella generazione di artisti che, venuta a Roma dalle avanzatissime regioni dell’oriente mediterraneo da poco conquistate, contribuì in maniera decisiva al formarsi del nuovo linguaggio figurativo e architettonico del tardo ellenismo. Il suo nome compare addirittura nei testi degli scrittori antichi: da Vitruvio sappiamo infatti che un C. Mutius fu l’architetto incaricato dal grande Caio Mario di realizzare il tempio di Honos et Virtus da lui votato dopo la grande vittoria sui Cimbri e Teutoni che salvò Roma dalla prima invasione di barbari.

Un documento dunque eccezionale, che mostra come la Segni dell’epoca, assieme ad altri centri del Lazio meridionale interno come Palestrina, Cori o Priverno, abbia vissuto un irripetibile momento di splendore, legata ai massimi circuiti politici, commerciali e culturali dell’epoca. Il Ninfeo di Q. Mutius, firmato probabilmente perché quasi un “prototipo” di un genere architettonico destinato a grande fortuna nell’intera storia dell’architettura occidentale, è esempio dei molti contributi che l’ambiente culturale del Lazio tardo-repubblicano ha portato a Roma e al mondo romano.

Il Progetto

Grazie a un finanziamento proveniente dal Piano Restauri 2001-2003 dell’allora Provincia di Roma, il Comune di Segni ha portato a termine il progetto di acquisto, recupero e valorizzazione del prezioso ninfeo. Un’operazione assolutamente eccezionale, di rilevanza nazionale, che assicura alla proprietà pubblica un monumento di valore altissimo.

Il Ninfeo, all’interno di un’area di circa 3.800 mq posta attorno ad esso, dopo l’acquisto del 2013 è stato sottoposto ad una sequenza di operazioni che, dallo scavo e dal primo restauro, attraverso la delicatissima fase dello smontaggio della costruzione che lo imprigionava, si è conclusa con la realizzazione, attorno al monumento, del padiglione in legno lamellare e con la sistemazione dell’intera area circostante. Questa, attrezzata con spazi dedicati alla didattica e collegata al percorso delle mura, si inserisce nel più vasto itinerario archeologico della Città di Segni.

Il progetto, realizzato dagli architetti Michelangelo Bedini e Fulvio Balzani, è pensato come un volume dalle forme primarie ed equilibrate, che segnalano la presenza del monumento sul fianco della collina senza alterarne le caratteristiche paesaggistiche.

L’area archeologica del Ninfeo di Q. Mutius, che si inaugura sabato 20 ottobre p.v., regala alla Città di Segni, e non solo, un importantissimo nucleo museale che permetterà l’apertura al pubblico di uno dei monumenti più importanti per la conoscenza dell’architettura romana della tarda repubblica.

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Inaugurazione dell’area archeologica

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