Blog Single Post

tempio-di-castore-e-polluce-3

Il Tempio di Castore e Polluce a Cori: Un Viaggio nell’Antico Foro

Il Tempio di Castore e Polluce, noto anche come Tempio dei Dioscuri, è uno dei più affascinanti resti archeologici della città di Cori, testimoniando l’antico splendore di questa località laziale. Situato nel cuore del foro romano, precisamente all’estremità orientale di quella che oggi è la via delle Colonne, il tempio offre un suggestivo sguardo sull’architettura e la religiosità dell’epoca repubblicana e imperiale.

Oggi, ciò che rimane del Tempio dei Dioscuri risale agli inizi del I secolo a.C. I resti visibili includono una porzione del podio su cui poggiava l’imponente struttura, e due delle sei colonne originarie in stile corinzio, ancora parzialmente ricoperte dallo stucco che le decorava. Queste colonne, alte e imponenti, sfidano il tempo e le intemperie, rappresentando un suggestivo esempio della magnificenza architettonica romana. Parti di una terza colonna, appartenente al lato destro, sono state integrate nel muro di una casa privata vicina, un chiaro segno di come le antiche strutture siano state riutilizzate nel corso dei secoli. Sull’architrave che ancora sormonta queste due colonne, un’iscrizione latina riporta la dedica del tempio a Castore e Polluce e nomina i magistrati che ne curarono la costruzione, utilizzando fondi provenienti dal tesoro del tempio stesso. L’iscrizione, nonostante il passare dei millenni, rimane leggibile e ci offre preziose informazioni sulla storia e la società di Cori. Essa recita: “m Castori Pollici de c[insili] s[ententia] fac[…]/ Marcus Calvius M[arci] f[ilius] P[ubli] n[epos]”, immortalando così i nomi dei committenti dell’opera.

tempio-di-castore-e-polluce-1

La cella del tempio, cuore del culto, si trova dall’altro lato della strada rispetto alle colonne rimaste. Questa struttura sacra, che rappresentava la dimora terrena degli dei, risale probabilmente a una fase precedente del tempio, databile tra la fine del IV e gli inizi del II secolo a.C. Della cella si possono ancora osservare le fondazioni della parte posteriore, nonché i frammenti di un pavimento a mosaico in bianco e nero e i resti dell’intonaco dipinto a finto marmo che decorava le pareti. La cella era suddivisa in tre ambienti distinti, tra i quali quello centrale ospitava con molta probabilità le statue di Castore e Polluce. Queste sculture, realizzate in marmo di Paros, dovevano essere di dimensioni imponenti, con un’altezza di circa 1,90 metri per le figure dei Dioscuri e di 1,70 metri per i cavalli che essi tenevano alla briglia. Le statue erano collocate sotto un baldacchino composto da quattro colonne addossate alla parete di fondo della cella, sormontate da un soffitto a cassettoni, conferendo all’intero ambiente un’aura di solennità e imponenza.

I frammenti delle statue rinvenuti durante gli scavi ci permettono di immaginare l’antico splendore di queste figure divine. Castore e Polluce, figli di Zeus e Leda, erano venerati come protettori dei cavalieri e simboli di fratellanza e coraggio. Le statue, che li raffiguravano armati e accompagnati dai loro possenti cavalli, esprimevano la forza e la potenza divina, incarnando valori fondamentali per la società romana. Questi preziosi reperti, oggi conservati nel Museo della città e del territorio, rappresentano una testimonianza tangibile della raffinata arte scultorea dell’epoca e dell’importanza del culto dei Dioscuri nella religione romana.

tempio-di-castore-e-polluce

Il Tempio di Castore e Polluce a Cori non è solo un sito archeologico di rilevanza storica, ma anche un luogo che invita alla riflessione sul passato e sul presente. Le due colonne che ancora svettano contro il cielo rappresentano non solo un simbolo della grandezza dell’antica Cori, ma anche un punto panoramico eccezionale, da cui è possibile ammirare la pianura circostante e la sottostante piazza Pozzo Dorico. Visitare il Tempio dei Dioscuri significa immergersi in un passato remoto, dove ogni pietra racconta una storia di devozione, arte e potere. È un viaggio attraverso i secoli che permette di apprezzare la complessità e la bellezza della civiltà romana, che ancora oggi continua a parlare a chi è disposto ad ascoltarla.

Articolo di: Sinopoli Francesco 

0 Comment