Artena Monti Lepini

Artena

Introduzione

Il carattere straordinario del borgo di Artena si evince subito, con un tuffo al cuore, quando procedendo lungo la via Latina esso appare improvvisamente alla vista sulla cresta montuosa. La città si staglia a picco fra due doline che ne hanno preservato la forma originaria impedendo l’aggiunta di edifici moderni, costruiti invece nel fondovalle. Vi è chi paragona tale visione di Artena a un castello diffuso e senza merli, chi a un enorme termitaio, chi a una Positano dell’entroterra. Feudo dei Borghese, il piccolo centro venne ingentilito nel XVII sec. da importantissime opere architettoniche volute da uno dei più grandi protagonisti del Seicento italiano, il cardinal Scipione Borghese, e realizzate grazie al talentuoso genio barocco di Giovanni Vasanzio. Uno dei pochi borghi italiani totalmente orientati a Nord, spesso avvolto nella nebbia del mattino come una nave misteriosa che flotta sulla valle, la cittadina antica risulta inaccessibile alle auto. Si parcheggia alla sua sommità, e la si visita a piedi entrando in un mondo magico di viuzze romantiche, scorci mozzafiato, e un silenzio rotto solo dalle campane delle chiese e dal passo sonoro dei muli, che qui vengono ancora usati quotidianamente per trasportare cose e persone. Il clima, freddo e umido d’inverno, è ventilato e gradevolissimo in primavera e in estate. La comunità che la abita è accogliente e vivace, organizza feste ed eventi anche di grande spessore culturale, e collabora attivamente con artisti e studiosi di tutto il mondo che hanno scelto Artena come luogo di ispirazione e di piacere. Tra questi si contano noti urbanisti e architetti, registi, archeologi, scrittori.

Cenni Storici

Le origini del borgo non sono ancora ben documentate, e improbabile sembra la relazione con la sovrastante Civita preromana. Reperti archeologici ci fanno attualmente propendere per un’età di fondazione posta fra l’VIII e il VI sec. d.C. L’aspetto attuale risale al Medioevo per quanto riguarda la struttura urbanistica, e al Seicento per la maggioranza degli edifici, con emergenze però anche dell’XI sec., come le rovine dell’antico Castello comitale dei Segni ancora individuabili nei pressi dell’accesso alto al borgo (For de porta).

Artena ha sempre rivestito un ruolo strategico-militare, poiché controllava con la sua rocca la sottostante via Latina, strada di comunicazione fra Roma e Napoli. Da qui derivano il suo singolare orientamento a Nord e il suo nome originario, Montefortino. L’economia antica era eminentemente agricola, con una buona produzione di grano che ancora echeggia nella tradizionale squisitezza del pane cotto nei forni locali, e nell’edificio del Granaio Borghese, sede di eventi culturali e del Museo archeologico.

Passata di mano in mano fra le potenti famiglie dei Conti, dei Massimo, dei Colonna, e infine dei Borghese, la città fu teatro di scontri drammatici e sanguinari. Distrutta ben cinque volte dagli eserciti di imperatori e papi, rinacque sempre, tanto da far proprio il motto della fenice: ex cinere resurgo (“risorgo dalle mie ceneri”). L’ultima, tragica distruzione della città si ebbe nel 1557, quando Papa Paolo IV ordinò la strage di tutti gli abitanti e dopo la carneficina inviò guastatori a radere al suolo tutti gli edifici della città. Il comandante dell’assedio inscenò addirittura l’aratura della piazza principale sulla quale venne simbolicamente cosparso del sale. I pochi superstiti, radunati e sostenuti dai Colonna, torneranno alle loro case solo due anni dopo. Per ripopolare e ricostruire la città chiamarono genti da altri luoghi, e molti mastri scalpellini lombardi di umili origini (soprattutto provenienti dalla città di Viggiù) vi si stabilirono, riportandola a vita.

Le ripetute vicende belliche, parte del gioco di potere fra le famiglie aristocratiche romane, vennero spesso giustificate con ragioni di ordine pubblico. Ciò contribuì al mito dei “briganti” di Montefortino. In effetti il fenomeno del brigantaggio, diffuso su tutto il territorio della Campagna Romana, attecchì ad Artena ma quivi mise radici anche nell’immaginario identitario, tanto che per cancellare lo stigma di “città dei briganti”, il comune decise di cambiare nome, divenendo appunto “Artena” il 13 febbraio 1873.

All’entrata nel regno d’Italia, fin da quando nel 1614 la famiglia Colonna, oberata dai debiti, vendette il feudo al cardinale Scipione Borghese, la città era ancora governata dai Borghese che vi avevano lasciato un’impronta decisiva. In particolare il cardinale si dedicò con passione a migliorare le condizioni della città, costruendovi un nuovo accesso con arco monumentale d’ingresso, vero capolavoro ingegneristico, e diversi edifici come il Palazzetto del Governatore, o lo stesso Palazzo Borghese che raccorda in uno, assai imponente e dotato di uno splendido parco oggi aperto al pubblico, i vecchi palazzi Massimo e Colonna. Pochi sanno che fu ad una delle finestre di tale palazzo che fu filmato il famoso bacio fra Romeo e Giulietta, nel film diretto da Franco Zeffirelli.

Nel 1897 Artena assurse alla cronaca per l’attentato fallito al re Umberto I commesso dal fabbro e anarchico artenese Pietro Acciarito. Il clamore del gesto rinforzò la leggenda nera della città (“Ad Artena piantano fagioli e nascono briganti” recitava un detto), la quale era addirittura divenuta oggetto di studio fra i lombrosiani dell’epoca (Scipio Sighele nel 1890 le dedicò il libro intitolato “Un paese di delinquenti nati”). Nera è anche la fama che circonda l’ultimo grande personaggio della famiglia Borghese, il comandante della X MAS Valerio Junio Borghese, che ad Artena trascorse anni felici fino al fallito tentato colpo di stato del 1970, quando dovette riparare all’estero. La grande guerra, alla quale il comandante aveva partecipato, mieté vite e lasciò importanti squarci sul tessuto urbano, oggi ancora visibili e divenuti spazi pubblici, a seguito del bombardamento inglese del 31 gennaio 1944.

Arte e Cultura

L’intera cittadina rappresenta in sé un prezioso e complesso patrimonio culturale. La sua conformazione, consonante al contesto naturale e sociale, affascina i visitatori, ed è stata proposta ad esempio di spazio consono all’umano dalla disciplina della biourbanistica. Da tale insieme emergono alcune strutture più rilevanti, tutte progettate da Giovanni Vasanzio (1550-1621) su commissione del cardinal Borghese, come la Piazza della Vittoria costruita su arditi archi di sostegno che delineano un ampio spazio funzionale nascosto sotto il calpestio, vera macchina barocca; l’Arco d’ingresso a tutto sesto sormontato da un terrazzo che si protende sulla valle; l’imponente Palazzo Borghese risultato di più rimaneggiamenti fra il XIII e il XVII sec.; l’armonioso Palazzetto del Governatore. Tutte queste opere si concentrano nella parte bassa della cittadina, e insieme alla spina di borgo, il prolungamento che congiunge la città al fondovalle passando lungo il Parco Borghese, rappresentano il perfezionamento della città “naturale” secondo il più puro spirito dell’umanesimo seicentesco. A un discendente del munifico principe patrono si deve il rifacimento della Chiesa di S. Croce, posta alla sommità del borgo, opera del Tersalo, che con il suo carattere barocco rustico segna il profilo della città fin dal lungi.

La Chiesa di S. Stefano Protomartire vanta un campanile del XIII sec. e conserva nell’abside gli affreschi eseguiti nel 1860 da Filippo Prosperi. La Chiesa del Rosario, situata all’inizio del borgo e costruita per volontà di Orinzia Colonna, fu iniziata nel 1586. L’edificio presenta una pianta a croce latina con undici altari adornati da pitture del XVII sec. Totalmente ricostruita a seguito del bombardamento che la rase al suolo nel 1944 è invece S. Maria delle Letizie, chiesa matrice del borgo le cui origine si perdono nell’VIII sec. La chiesa è oggetto di pellegrinaggi, e conserva – velata per tutto l’anno – la statua della Vergine che a Maggio viene portata in solenne processione dal popolo artenese per poi essere esposta una settimana alla venerazione dei fedeli.

Merita una nota Il Convento francescano di S. Maria del Gesù eretto nel 1629, con il suo chiostro decorato da lunette affrescate a spese delle famiglie più abbienti della città, interessante testimonio del buon livello culturale ed economico raggiunto dalla comunità nel Seicento, quando fra l’altro essa diede i natali a illustri personalità quali il notaio Stefano Serangeli e il pittore Orazio Zecca.

Non può mancare una visita al Piano della Civita, distante quindici minuti a piedi dal borgo, per la sua rilevanza archeologica e per la bellezza del panorama. Vi si vedranno le vestigia di mura poligonali del VI sec. a.C. e di una villa romana del I sec., attualmente curati da una spedizione archeologica internazionale. La villa si compone di un atrio, un ampio peristilio, un complesso termale privato e un frantoio per la produzione del vino. I reperti più importanti sono conservati e documentati nel Museo Civico Archeologico di Artena, presso il Granaio Borghese.

Enograstronomia e Prodotti Locali

La cucina artenese è quella di una società tradizionalmente agricola e pastorale, per cui fra i suoi piatti tipici spiccano l’agnello, l’eccellente formaggio pecorino locale, e vari tipi di pasta rustica come gli gnocchi longhi a base di farina e uova (da provare col sugo di pecora o di cinghiale), la sagna a patacca a base di farina e acqua, e i frascategli, una sorta di polenta fatta con la farina di grano tenero. Merita una menzione il pane cotto a legna da diversi forni locali, fra i più buoni del territorio. La tradizione porta con sé dolci interessanti: i pizzotti, a base di miele e nocciole, i pangialli, con miele, nocciole, noci, cacao, noce moscata e cannella, la nocchiata, fatta di nocciole spezzettate e miele avvolte in foglie di alloro, le ciammelle zuccherate o scottoiate, che sono cotte prima nell’acqua e poi in forno. Artena produce anche, in quantità limitate, un’eccellente birra artigianale.

Manifestazioni, Folclore, Eventi e Tradizione

Sono due le feste principali di Artena: il terzo sabato di Maggio ha luogo la splendida Festa della Madonna delle Grazie con l’esposizione della statua della Vergine (altrimenti velata e invisibile durante tutto il resto dell’anno) e l’impressionante processione – una delle più lunghe d’Italia – che porta attraverso il paese la Madonna. L’accompagnano i Cristi infiorati, cioè statue del crocefisso adornate con ampli nimbi di fiori composti in forma di luna a raffigurare simboli e scene religiose. La statua della Vergine, i Cristi infiorati, drappi e stendardi artistici vengono portati a braccia da membri scelti delle antiche confraternite nei loro costumi tradizionali. Al di là della spettacolarità, la partecipazione sentita di tutta la cittadinanza fa di questo evento corale una realtà civica e religiosa profonda, toccante.

Il secondo sabato di Agosto ha invece luogo il Palio delle Contrade con corteo in costume, giochi tradizionali come la corsa sui muli e il tiro con l’arco, e degustazioni dei piatti tipici artenesi. Ogni serata si prolunga fin quasi al mattino durante un’intera settimana. Il carattere agonistico è molto acceso, e l’evento attira decine di migliaia di persone.

Ogni 23 Giugno, festa di S. Giovanni, in piazza della Resistenza che è il cuore della vita del borgo, gli artenesi saltano sul fuoco per istituire e rinnovare legami di fratellanza fra vino, musica e buon cibo (jo péleo).

A Luglio viene onorata la Festa patronale di S. Maria Maddalena, e i giovani del paese organizzano l’evento “Live Artena” che attira musicisti rock e migliaia di ascoltatori fra i vicoli di pietra. Nello stesso mese ha luogo nel borgo la Summer School della International Society of Biourbanism, un evento di studio internazionale che coinvolge esperti di urbanistica, residenti e visitatori.

A Settembre Artena dice arrivederci all’estate con musica e piatti tradizionali in piazza durante la Festa di Montefortino.

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Sport e Natura

Scherzando ma non troppo gli abitanti del borgo di Artena sostengono che abitarvi è come frequentare la palestra: camminare per i vicoli pendenti della cittadina senz’altro esercita i muscoli e tiene in esercizio il cuore. Artena è tuttavia davvero luogo per passeggiate ed escursioni a piedi, a dorso di mulo, e a cavallo. Il mule trekking attraverso il borgo e fino alla Piana della Civita è organizzato dalle famiglie che governano i lavori quotidiani dei muli necessari alla comunità, mentre è possibile noleggiare cavalli presso un locale centro ippico.

A ogni modo una passeggiata o un giro a dorso di mulo per il centro storico, perdendosi fra i vicoli silenziosi, vale il viaggio. Vi ristorerete dalla fatica presso una delle ottime trattorie locali. Il colpo d’occhio da For de Porta e dal bar di Piazza della Resistenza è magnifico. Se vi restano gambe, spegnete il cellulare e salite alla Civita a scoprire archeologia, silenzio e bellezza. Programmate una visita durante una delle feste più antiche, come la processione della Madonna delle Grazie o jo péleo, e proverete l’emozione di qualcosa di vivo che altrove non esiste più. Fra le mete meno conosciute, a non grande distanza dal centro si trova il Lago di Giulianello, terzo lago vulcanico dei Colli Albani, un’oasi deliziosa di pace e natura. La città è inoltre attrezzata con una pista per kart, un piccolo aerodromo sportivo, campi di calcio e calcetto, alcune palestre private, un centro per il tiro con l’arco e una piscina all’aperto.