Gorga: La fontana della Pastorella

Nel cuore del borgo lepino di Gorga, nella quiete della Piazza Vittorio Emanuele II, sorge un simbolo che racchiude insieme arte, acqua, memoria e vita quotidiana: la Fontana “La Pastorella”. Opera d’arte e opera pubblica insieme, essa narra una stagione di trasformazione, aspirazioni civiche e responsabilità collettive.
La sorgente del cambiamento: l’acqua che trasformò Gorga
Gorga è un borgo arroccato sui Monti Lepini, con radici antiche e una tradizione agricola e pastorale forte, legata al paesaggio (radure, boschi, sorgenti) e alle fatiche del vivere montano.
Fino alla fine dell’Ottocento, il problema dell’acqua potabile era concreto: in estate specialmente, la popolazione soffriva la scarsità d’acqua o la sua cattiva qualità.
Fu su questo bisogno essenziale che l’amministrazione comunale decise di investire nella realizzazione di un acquedotto, che tra il 1889 e il 1891 avrebbe portato, attraverso una conduttura lunga circa 5,5 km, l’acqua della sorgente del monte San Marino nel centro urbano di Gorga.
L’arrivo dell’acqua potabile non fu soltanto un miglioramento tecnico, ma un fatto di civiltà e salute pubblica: un sollievo per le fatiche estive, un sollievo dalle incertezze del clima e del clima idrico, e una nuova condizione per il benessere della comunità.
Proprio per celebrare e rendere visibile quel traguardo civile fu deciso di realizzare un monumento emblematico: la fontana che oggi è “La Pastorella”.
Forma e simbolo: la narrazione scultorea della Pastorella
La fontana venne affidata allo scultore Ernesto Biondi (1855‑1917), artista originario di Morolo, nei dintorni dei Lepini.
Per Biondi, “La Pastorella” fu una delle sue prime opere pubbliche: in seguito realizzò anche fontane a Montelanico e Cisterna.
La struttura della fontana è costruita su una roccia artificiale che richiama grotte, anfratti, pietre naturali, in cui zampilla l’acqua e scende nella vasca sottostante.
Sulla sommità dello scoglio, in bronzo, si erge una giovane pastorella vestita in abiti tradizionali ciociari, con un bastone in mano, che guida due caprette verso la fonte d’acqua.
La scelta della pastorella non è casuale: è evocazione dell’identità rurale del territorio, dei valori del lavoro, dell’umiltà, del legame con la terra e con gli animali.
In basso, nella vasca, è inserita una testa di leone in ghisa, sormontata da due ghirlande: un omaggio al pontefice Leone XIII, che contribuì alla realizzazione dell’acquedotto con una somma significativa.
Sul bordo della vasca sono incise targhe e scritte in latino che ricordano la data dell’inaugurazione, il contributo di Leone XIII, le somme impiegate dal Comune e l’impegno pubblico.
Un dettaglio affascinante: sul retro del busto della pastorella è leggibile la scritta “povero Ernesto”, e sull’orlo della gonna la firma della “Fonderia Nelli – Roma”, che fuse la scultura.
Secondo alcune testimonianze, Biondi avrebbe immaginato un profilo felino (un leone) integrato nella parte superiore della fontana, “abbozzato” fin dalla modellazione iniziale della roccia.
Quando la fontana fu inaugurata il 4 agosto 1891, lo stesso Biondi presenziò la cerimonia.
Dalla guerra al restauro: la lunga vita della Pastorella
L’opera ebbe momenti di difficoltà: durante la seconda guerra mondiale, con l’entrata in guerra dell’Italia, un decreto impose la rimozione di molte opere in bronzo per recuperare i metalli destinati allo sforzo bellico.
Anche la fontana di Gorga fu inserita nella lista delle opere da valorizzare come materiale metallico. Tuttavia, l’amministrazione comunale e gli abitanti si mobilitarono per difenderla: dimostrarono il valore artistico e affettivo del monumento e ottennero che non fosse rimossa.
Nel 1989, in occasione del centenario dell’acquedotto, ebbe luogo un primo restauro da parte della Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici del Lazio, che riguardò soprattutto le parti metalliche (pastorella, caprette, elementi in bronzo).
Successivamente, tra il 1999 e il 2002, la Provincia di Roma, su richiesta del Comune di Gorga, promosse un restauro “complessivo” che mirava a liberare la roccia naturale dall’intonaco, rimuovere le glasse cementizie, ripristinare la materia originale e recuperare l’integrazione voluta da Biondi fra scultura e roccia.
L’identità di un borgo scolpita nella pietra e nel bronzo
La Fontana della Pastorella, allora, non è solo un’ornamentazione: è un segno visibile di progresso, un gesto civico e artistico che abbraccia la collettività. La giovane figura, con il suo volto imperturbabile, guarda lontano: conduce le sue caprette, simbolo dell’economia pastorale, verso la presenza dell’acqua, essenziale per la vita quotidiana.
E tutt’intorno la “roccia viva” – artificiale ma evocativa – sembra inserirsi nel paesaggio naturale, ricordando che Gorga è innanzitutto montagna, pietre, sorgenti.








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